http://flussidiversi.jimdo.com/flussidiversi-2011/immersidiversi/
video do Tomaso Kemeny a Caorle (su youtube):
http://www.youtube.com/watch?v=Kd8S_OSjy8M
http://www.youtube.com/watch?v=bI2poIqxaVs
http://www.youtube.com/watch?v=N9Fxje_BeWk
http://www.youtube.com/watch?v=qkmpJOaZ8HY
domenica 5 giugno 2011
fluSSidiverSi 4 - 2011
Poesia e poeti di Alpe Adria
Caorle (VE)
27 - 29 maggio 2011, IV edizione
La cerimonia d'apertura della quarta edizione di fluSSidiverSi ha avuto luogo venerdì 27 maggio 2011 nella suggestiva cornice della Sala di Rappresentanza dell'appena ripristinata sede del Municipio di Caorle.
Uno splendido mare in tempesta ha fatto da sfondo alla presentazione di Angelo Tabaro, Segreteria Generale Cultura della Regione del Veneto e di Luca Antelmo, Assessore alla Cultura di Caorle.
Thomas Pseiner ha portato il saluto del Segretario Generale della Comunità di Lavoro Alpe-Adria e Paolo Lagazzi ha letto un messaggio dell'Accademia Mondiale della Poesia.
Commosso e sentito l'omaggio che Antonio Cassuti, coordinatore scientifico del meeting, ha rivolto, a nome di tutta la Comunità, ai poeti Gina Zanon e Luciano Morandini recentemente scomparsi. Carla Stella ne ha mantenuto viva la memoria leggendone alcuni versi.
Infine, Patrizia Valduga, protagonista dell'edizione 2010 del meeting, ha passato il testimone a Géza Szőcs di cui Tomaso Kemeny ha tracciato un breve, ma denso profilo.
La cerimonia è stata resa più intesa dalle note dell'Orchestra Jazz di Alpe-Adria.
Poesia e poeti di Alpe Adria
Caorle (VE)
27 - 29 maggio 2011, IV edizione
La cerimonia d'apertura della quarta edizione di fluSSidiverSi ha avuto luogo venerdì 27 maggio 2011 nella suggestiva cornice della Sala di Rappresentanza dell'appena ripristinata sede del Municipio di Caorle.
Uno splendido mare in tempesta ha fatto da sfondo alla presentazione di Angelo Tabaro, Segreteria Generale Cultura della Regione del Veneto e di Luca Antelmo, Assessore alla Cultura di Caorle.
Thomas Pseiner ha portato il saluto del Segretario Generale della Comunità di Lavoro Alpe-Adria e Paolo Lagazzi ha letto un messaggio dell'Accademia Mondiale della Poesia.
Commosso e sentito l'omaggio che Antonio Cassuti, coordinatore scientifico del meeting, ha rivolto, a nome di tutta la Comunità, ai poeti Gina Zanon e Luciano Morandini recentemente scomparsi. Carla Stella ne ha mantenuto viva la memoria leggendone alcuni versi.
Infine, Patrizia Valduga, protagonista dell'edizione 2010 del meeting, ha passato il testimone a Géza Szőcs di cui Tomaso Kemeny ha tracciato un breve, ma denso profilo.
La cerimonia è stata resa più intesa dalle note dell'Orchestra Jazz di Alpe-Adria.
martedì 22 marzo 2011
L’unificAzione di carovana dei versi: poesia in azione sul colle dell’Infinito leopardiano
Seconda tappa della performance itinerante e corale edizione numero sette per la celebrazione del 17 marzo. Nella città della Poesia, la sezione “unificAzione”, composta dai ristretti della Casa Circondariale di Varese, è stata diffusa dalle voci del collettivo.
Varese, 18/03/2011 (informazione.it - comunicati stampa)
“Carovana dei versi – poesia in azione”, ideata, organizzata ed edita da abrigliasciolta per la Giornata mondiale della poesia, promossa dall’UNESCO, ha toccato la sua seconda tappa celebrando a Recanati la ricorrenza del 150° anno dell’Unificazione italiana nell’azione poetica mito—modernista di Tomaso Kemeny per l’Italia unita nella bellezza.
Voluta dal Comune di Recanati, dal Centro mondiale della poesia e della cultura, dal Centro nazionale di studi leopardiani, da Gli eroici Furori – Arte Contemporanea di Silvia Agliotti e da Arcipelago edizioni, l’azione di Kemeny ha contato anche sulla collaborazione de “carovana dei versi – poesia in azione”.
Il programma ha visto centinaia di poeti adunarsi nella Piazzola Sabato del Villaggio da cui è partito il komos poetico-musicale condotto da Massimo Maggiari e Angelo Tonelli verso il “colle dell’Infinito”. In quel luogo sacro e poetico si è, quindi, sviluppata un’unica ed emozionante lettura della canzone di Giacomo Leopardi “All’Italia” da parte del coro eroico: il corifeo, Franco Sangermano, contava su uno stuolo di coreuti-poeti, tra cui il collettivo “carovana dei versi”, rappresentato a Recanati da Metello Faganelli, Michele Forzinetti, Alessandro Gianni e Ombretta Diaferia.
“Intonare la sesta strofa (quella che principia con “Ma non senza de’ Persi orrida pena” e chiude con “Mentre nel mondo si favelli o scriva”) – dichiara Ombretta Diaferia voce e direzione del collettivo in azione a Recanati– “ ha rappresentato per me personalmente il coronamento di due sogni: il riconoscimento del lavoro che conduciamo con tantissimi “carovanieri” da sette anni e la possibilità di celebrare degnamente l’Unificazione italiana. Ogni momento è stato colmo di commozione, dimenticata ormai in questo periodo così poco corale. Annoverare il nostro sobrio progetto in azione tra nomi di altissima risonanza nel mondo della poesia come Tomaso Kemeny, Ottavio Rossani, Giuseppe Conte, Antonio Prete, Nicola Frangione, Endre Szkàrosi (il più noto poeta sonoro del mondo!) e Quirino Principe, oltre a comprovare la validità del nostro lavoro, mi ha fatto vibrare di sentimenti veri e di riconoscenza ai nostri padri culturali e politici, come Leopardi e Garibaldi. Abbiamo scelto di rappresentare “carovana dei versi – poesia in azione” con la sola sezione “unificAzione”, quella su cui ho personalmente lavorato da settembre 2010 a marzo 2011 con i ristretti della Casa Circondariale di Varese. Inutile mettere in parole l’emozione e l’entusiasmo, quanto il timore, provato da me, Metello Faganelli, Michele Forzinetti e Alessandro Gianni. Dopo l’occupazione del Colle – prosegue il direttore artistico ed editoriale di abrigliasciolta – presso il Centro Mondiale della Poesia abbiamo assistito al dramma-lampo mito modernista di Tomaso Kemeny “Garibaldi è troppo umano per essere vivo?”. Una performance da cui imparare molto, a cui è seguito l’intonazione dell’Inno d’Italia. Non avrei mai immaginato di rigare le mie gote di lacrime per la suggestione. Ho trascorso cinque anni alle elementari ad cantarlo tutte le mattine forse proprio per prepararmi a questo 17 marzo 2011. Sono orgogliosa dei miei compagni di viaggio e di Tomaso Kemeny che ha aperto anche a noi la sua azione poetica nella Città della Poesia. Ed anche di tutte le collaborazioni che quest’anno hanno creduto in un’azione sperimentale come carovana dei versi.”
La performance “banda diversi-detenuti in azione”, infatti, è stata presentata a fine serata in un palcoscenico d’eccezione, l’Aula Magna del Comune di Recanati, quella inaugurata dal Carducci nel 1898. Prima della conclusione, affidata al pianoforte del musicologo Quirino Principe sulle note degli inni di tutto il mondo, “carovana dei versi-poesia in azione” ha fatto risuonare i versi dedicati all’Italia da due ristretti italiani, un serbo ed un marocchino, la “banda a mano libera” a cui abrigliasciolta rivolge tutto l’anno il percorso di attivazione con la scrittura poetica. La sezione “unificAzione” a loro affidata quest’anno è una delle sette testimoniate anche nella raccolta in uscita il 21 marzo e che verrà presentata in anteprima al Chiostro di Voltorre domenica 20 marzo con tutti gli autori di quest’anno.
Questa sera, 18 marzo, quindi, parte il tour nella provincia di Varese che si concluderà lunedì sera presso la Chiesa di San Rocco in Carnago, dopo tappe come quella della Casa Circondariale di Varese (dove protagonisti saranno gli autori dell’unificAzione di carovana dei versi), scuole, stazioni, biblioteche, teatro e l’occupazione poetica di Piazza Monte Grappa in coincidenza con la visita del Presidente della Repubblica.
Un’azione semplice, unificante, corale ed itinerante per portare poesia nella quotidianità.
Un’azione unica, che da sette anni abrigliasciolta intona con decine e decine di poeti del panorama contemporaneo per verseggerà con la sobrietà della sobria età comune e condivisa.
Un altro traguardo di carovana dei versi – poesia in azione sull’asse RomaRecanatiMilanoVarese dal 12 al 24 marzo 2011, solo per la Giornata mondiale della Poesia, promossa dall’UNESCO come spazio aperto all’ospitalità quotidiana.
Riferimenti Contatto
http://www.carovanadeiversi.it
ombretta diaferia
abrigliasciolta
Seconda tappa della performance itinerante e corale edizione numero sette per la celebrazione del 17 marzo. Nella città della Poesia, la sezione “unificAzione”, composta dai ristretti della Casa Circondariale di Varese, è stata diffusa dalle voci del collettivo.
Varese, 18/03/2011 (informazione.it - comunicati stampa)
“Carovana dei versi – poesia in azione”, ideata, organizzata ed edita da abrigliasciolta per la Giornata mondiale della poesia, promossa dall’UNESCO, ha toccato la sua seconda tappa celebrando a Recanati la ricorrenza del 150° anno dell’Unificazione italiana nell’azione poetica mito—modernista di Tomaso Kemeny per l’Italia unita nella bellezza.
Voluta dal Comune di Recanati, dal Centro mondiale della poesia e della cultura, dal Centro nazionale di studi leopardiani, da Gli eroici Furori – Arte Contemporanea di Silvia Agliotti e da Arcipelago edizioni, l’azione di Kemeny ha contato anche sulla collaborazione de “carovana dei versi – poesia in azione”.
Il programma ha visto centinaia di poeti adunarsi nella Piazzola Sabato del Villaggio da cui è partito il komos poetico-musicale condotto da Massimo Maggiari e Angelo Tonelli verso il “colle dell’Infinito”. In quel luogo sacro e poetico si è, quindi, sviluppata un’unica ed emozionante lettura della canzone di Giacomo Leopardi “All’Italia” da parte del coro eroico: il corifeo, Franco Sangermano, contava su uno stuolo di coreuti-poeti, tra cui il collettivo “carovana dei versi”, rappresentato a Recanati da Metello Faganelli, Michele Forzinetti, Alessandro Gianni e Ombretta Diaferia.
“Intonare la sesta strofa (quella che principia con “Ma non senza de’ Persi orrida pena” e chiude con “Mentre nel mondo si favelli o scriva”) – dichiara Ombretta Diaferia voce e direzione del collettivo in azione a Recanati– “ ha rappresentato per me personalmente il coronamento di due sogni: il riconoscimento del lavoro che conduciamo con tantissimi “carovanieri” da sette anni e la possibilità di celebrare degnamente l’Unificazione italiana. Ogni momento è stato colmo di commozione, dimenticata ormai in questo periodo così poco corale. Annoverare il nostro sobrio progetto in azione tra nomi di altissima risonanza nel mondo della poesia come Tomaso Kemeny, Ottavio Rossani, Giuseppe Conte, Antonio Prete, Nicola Frangione, Endre Szkàrosi (il più noto poeta sonoro del mondo!) e Quirino Principe, oltre a comprovare la validità del nostro lavoro, mi ha fatto vibrare di sentimenti veri e di riconoscenza ai nostri padri culturali e politici, come Leopardi e Garibaldi. Abbiamo scelto di rappresentare “carovana dei versi – poesia in azione” con la sola sezione “unificAzione”, quella su cui ho personalmente lavorato da settembre 2010 a marzo 2011 con i ristretti della Casa Circondariale di Varese. Inutile mettere in parole l’emozione e l’entusiasmo, quanto il timore, provato da me, Metello Faganelli, Michele Forzinetti e Alessandro Gianni. Dopo l’occupazione del Colle – prosegue il direttore artistico ed editoriale di abrigliasciolta – presso il Centro Mondiale della Poesia abbiamo assistito al dramma-lampo mito modernista di Tomaso Kemeny “Garibaldi è troppo umano per essere vivo?”. Una performance da cui imparare molto, a cui è seguito l’intonazione dell’Inno d’Italia. Non avrei mai immaginato di rigare le mie gote di lacrime per la suggestione. Ho trascorso cinque anni alle elementari ad cantarlo tutte le mattine forse proprio per prepararmi a questo 17 marzo 2011. Sono orgogliosa dei miei compagni di viaggio e di Tomaso Kemeny che ha aperto anche a noi la sua azione poetica nella Città della Poesia. Ed anche di tutte le collaborazioni che quest’anno hanno creduto in un’azione sperimentale come carovana dei versi.”
La performance “banda diversi-detenuti in azione”, infatti, è stata presentata a fine serata in un palcoscenico d’eccezione, l’Aula Magna del Comune di Recanati, quella inaugurata dal Carducci nel 1898. Prima della conclusione, affidata al pianoforte del musicologo Quirino Principe sulle note degli inni di tutto il mondo, “carovana dei versi-poesia in azione” ha fatto risuonare i versi dedicati all’Italia da due ristretti italiani, un serbo ed un marocchino, la “banda a mano libera” a cui abrigliasciolta rivolge tutto l’anno il percorso di attivazione con la scrittura poetica. La sezione “unificAzione” a loro affidata quest’anno è una delle sette testimoniate anche nella raccolta in uscita il 21 marzo e che verrà presentata in anteprima al Chiostro di Voltorre domenica 20 marzo con tutti gli autori di quest’anno.
Questa sera, 18 marzo, quindi, parte il tour nella provincia di Varese che si concluderà lunedì sera presso la Chiesa di San Rocco in Carnago, dopo tappe come quella della Casa Circondariale di Varese (dove protagonisti saranno gli autori dell’unificAzione di carovana dei versi), scuole, stazioni, biblioteche, teatro e l’occupazione poetica di Piazza Monte Grappa in coincidenza con la visita del Presidente della Repubblica.
Un’azione semplice, unificante, corale ed itinerante per portare poesia nella quotidianità.
Un’azione unica, che da sette anni abrigliasciolta intona con decine e decine di poeti del panorama contemporaneo per verseggerà con la sobrietà della sobria età comune e condivisa.
Un altro traguardo di carovana dei versi – poesia in azione sull’asse RomaRecanatiMilanoVarese dal 12 al 24 marzo 2011, solo per la Giornata mondiale della Poesia, promossa dall’UNESCO come spazio aperto all’ospitalità quotidiana.
Riferimenti Contatto
http://www.carovanadeiversi.it
ombretta diaferia
abrigliasciolta
domenica 20 marzo 2011

Titolo: DYLAN THOMAS - a ottant\'anni dalla nascita 1914-1994
Autore: Lia Guerra - Tomaso Kemeny
Collana: LOS
Dalla rilettura del grande poeta gallese, nasce un libro sull\'arte di non morire. L\'energia di Thomas viene qui celebrata, studiata, e riconsiderata in varie prospettive, in rapporto a modelli di poesia neometafisica, neoromantica, surrealista e postmoderna.

L\'ARTE DI NON MORIRE. Saggi di anglistica e interventi di poetica
Questo libro di Tomaso Kemeny oltre a presentare i risultati significativi sull\'opera di autori come Dylan Thomas, Ezra Pound, James Joyce, William Blake, raccoglie autorevoli saggi teorici sulla natura del \"sublime\" e del \"nonsenso\" e scritti straordinari sulla risonanza dell\'immagine in poesia, sui rapporti tra scrittura letteraria e musica e, infine, sul silenzio.
venerdì 18 marzo 2011
AZIONE POETICA PER L’ITALIA UNITA NELLA BELLEZZA 17.03.2011
A Recanati sul Colle dell’Infinito, il 17 marzo 2011. Progetto di Tomaso Kemeny, in collaborazione con "Gli eroici furori", galleria di Arte Contemporanea di Silvia Agliotti e con Arcipelago Edizioni.
Ecco il programma dell’azione-evento mitomodernista:
Ore 15.30: Piazzola “Sabato del Villaggio”
Ore 15.40: Komos poetico-musicale condotto da Massimo Maggiari e Angelo Tonelli verso il “Colle dell’Infinito”
SUL COLLE
Ore 16.00: Lettura della canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi da parte del “coro eroico”. Corifeo: Franco Sangermano. Coreuti: Silvia Agliotti, Adele Succetti, Dante Marianacci, Ottavio Rossani, Carmelo Pistillo, Géza Szőcs, Antonio Prete, Quirino Principe, Nicola Frangione, Beppe Mariano, Angelo Tonelli, Massimo Maggiari, Marco Lunghi, Marta Marzotto, Alli Caracciolo, Rubina Giorgi, Giarmando Dimarti, Adelio Valtorta, Roberto Barbolini, Gabriela Fantato, Amos Mattio, Giovanni Mattio, Tomaso Kemeny, Endre Szkàrosi, Alessandra Kemeny, Luisetta Brera, Alessandro Agostinelli, Remo Bodei, Luigi Cannillo, Simona Bramati, Giuseppe Curonici, Giuseppe Cuccio, Giuseppe Conte, Roberto Ciaccio, Giò Ferri, Roberto Floreani, Massimiliano Finazzer Flory, Flavio Ermini, Stefano Zecchi, Francesco Macciò, Giovanni Giovannetti, Antonio Noia, Andrea Gravano, Francesco Guadagnuolo, Marina Corona, Gianruggero Manzoni, Guido Oldani,Isabella Vincentini, William Xerra, Simonetta Agliotti, Angela Passarello, Elda Melano, Beatrice Camurati, Giancarlo Pucci, Ubaldo Sagripanti, Sirio Reali, Sandro Piermarini, Marco Grioli, Ugo Caggiano, Carlo Cecchi, Lucio Del Gobbo, Teresa Marasca, Mauro Brattini, Sandro Acquaticci, Roberto Rossini, Laura Melone, Massimiliano Orlandoni, Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Ornella Valtorta, Carlo Iacomucci, Franco Mancini, Silvia Mandolesi, Nino Ricci, Luciano Mei, Ivano Cafarri, Franco Luchetti, Gloria Cervigni, Alessandro Tamagnini, Carlo Bruzzesi, Giorgio Rapanelli, Silvio Craia, Valerio Fioretti, Loredana Cinti, Maria Antonietta Barnaba, Giuseppe Scodanibbio, Bruna Passerini, Luciana Salvucci, Angela Iannotta, Nicola Prosperi, Paolo Alvigini, Alberto Pellegrino, Graziella Santarelli, Vania Longhi, Sara Francucci, Giorgio Sposetti, Maria Novella Gobbi, Paolo Gobbi e Carovana dei versi 2011.
Ore 16.50: Géza Szőcs: “il luogo, l’occupazione”
Ore 17.00: “Madre Italia che sei nostra figlia” (Cfr. Guillaume Apollinaire). Concerto di poesie per l’Italia composte da poeti di tutto il mondo, tradotti da Tomaso Kemeny: Madame de Staël legge Ally Caracciolo; Guillaume Apollinaire legge Carmelo Pistillo; Miguel Costa y llobera legge Nicola Frangione; Ezra Pound legge Quirino Principe: Pablo neruda legge Ottavio Rossani; K'Ang Yu-Wei legge Amos Mattio; Zef Hirò legge Silvia Agliotti; George G. Byron legge Tomaso Kemeny Wystan H. Auden legge Luisetta Brera; Czesław Miłosz legge Alessandra Kemeny; Alexandr S. Puškin legge Massimo Maggiari; Johann W. Goethe legge Adele Succetti;
Sándor Petőf i legge Isabella Vincentini.
CENTRO MONDIALE DELLA POESIA, sUDITORIUM:
Ore 17.45: Giuseppe Conte: Lettera a Tomaso sull’Unità d’Italia
Ore 17.55: Rubina Giorgi: Ripensare il concetto di gentilezza
Ore 18.00: Garibaldi è troppo umano per essere vivo? (Dramma-lampo mito-modernista):
Personaggi: L’Autore (Tomaso Kemeny), Lo Storico (Ottavio Rossani), il
Regista (Carmelo Pistillo), il Poeta (Angelo Tonelli), Calliope (Silvia
Agliotti).
Ore 18.30: Roberto Barbolini: Provaci ancora Radetzky
Ore 18.40: Angelo Tonelli: Fratelli d’Italia: peana rituale per la rinascita dell’Italia
Ore 19.00: Massimiliano Finazzer Flory: Perché son futurista, da Filippo Tommaso Marinetti a Papini
AULA MAGNA DEL COMUNE DI RECANATI
Ore 21.10: Antonio Prete: Dalla canzone All’Italia al discorso sopra lo stato dei costumi degli italiani
Ore 21.50: Nicola Frangione: Aprendo le porte alle parole, action poetry e trasversalità video-sonore
Ore 21.55: Ottavio Rossani: Lettera d’amore all’Italia
Ore 22.00: Endre Szkárosi: All’Italia, poesia sonora
Ore 22.05: Beppe Mariano: Santorre di Santarosa
Ore 22.10: Quirino Principe al pianoforte: Musiche di un sogno per l’Italia
***
INFINE
una straordinaria e inusuale mostra di cartoline scritte, disegnate, spedirte dAi poeti a Tomaso Kemeny per l'evento e ordinate da Silvia Agliotti, prima nella sua galleria Eroici furori a Milano, ed ora a Recanati.Il titolo: La bellezza è un’utopia raggiungibile.
Ecco il programma dell’azione-evento mitomodernista:
Ore 15.30: Piazzola “Sabato del Villaggio”
Ore 15.40: Komos poetico-musicale condotto da Massimo Maggiari e Angelo Tonelli verso il “Colle dell’Infinito”
SUL COLLE
Ore 16.00: Lettura della canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi da parte del “coro eroico”. Corifeo: Franco Sangermano. Coreuti: Silvia Agliotti, Adele Succetti, Dante Marianacci, Ottavio Rossani, Carmelo Pistillo, Géza Szőcs, Antonio Prete, Quirino Principe, Nicola Frangione, Beppe Mariano, Angelo Tonelli, Massimo Maggiari, Marco Lunghi, Marta Marzotto, Alli Caracciolo, Rubina Giorgi, Giarmando Dimarti, Adelio Valtorta, Roberto Barbolini, Gabriela Fantato, Amos Mattio, Giovanni Mattio, Tomaso Kemeny, Endre Szkàrosi, Alessandra Kemeny, Luisetta Brera, Alessandro Agostinelli, Remo Bodei, Luigi Cannillo, Simona Bramati, Giuseppe Curonici, Giuseppe Cuccio, Giuseppe Conte, Roberto Ciaccio, Giò Ferri, Roberto Floreani, Massimiliano Finazzer Flory, Flavio Ermini, Stefano Zecchi, Francesco Macciò, Giovanni Giovannetti, Antonio Noia, Andrea Gravano, Francesco Guadagnuolo, Marina Corona, Gianruggero Manzoni, Guido Oldani,Isabella Vincentini, William Xerra, Simonetta Agliotti, Angela Passarello, Elda Melano, Beatrice Camurati, Giancarlo Pucci, Ubaldo Sagripanti, Sirio Reali, Sandro Piermarini, Marco Grioli, Ugo Caggiano, Carlo Cecchi, Lucio Del Gobbo, Teresa Marasca, Mauro Brattini, Sandro Acquaticci, Roberto Rossini, Laura Melone, Massimiliano Orlandoni, Adolfina De Stefani, Antonello Mantovani, Ornella Valtorta, Carlo Iacomucci, Franco Mancini, Silvia Mandolesi, Nino Ricci, Luciano Mei, Ivano Cafarri, Franco Luchetti, Gloria Cervigni, Alessandro Tamagnini, Carlo Bruzzesi, Giorgio Rapanelli, Silvio Craia, Valerio Fioretti, Loredana Cinti, Maria Antonietta Barnaba, Giuseppe Scodanibbio, Bruna Passerini, Luciana Salvucci, Angela Iannotta, Nicola Prosperi, Paolo Alvigini, Alberto Pellegrino, Graziella Santarelli, Vania Longhi, Sara Francucci, Giorgio Sposetti, Maria Novella Gobbi, Paolo Gobbi e Carovana dei versi 2011.
Ore 16.50: Géza Szőcs: “il luogo, l’occupazione”
Ore 17.00: “Madre Italia che sei nostra figlia” (Cfr. Guillaume Apollinaire). Concerto di poesie per l’Italia composte da poeti di tutto il mondo, tradotti da Tomaso Kemeny: Madame de Staël legge Ally Caracciolo; Guillaume Apollinaire legge Carmelo Pistillo; Miguel Costa y llobera legge Nicola Frangione; Ezra Pound legge Quirino Principe: Pablo neruda legge Ottavio Rossani; K'Ang Yu-Wei legge Amos Mattio; Zef Hirò legge Silvia Agliotti; George G. Byron legge Tomaso Kemeny Wystan H. Auden legge Luisetta Brera; Czesław Miłosz legge Alessandra Kemeny; Alexandr S. Puškin legge Massimo Maggiari; Johann W. Goethe legge Adele Succetti;
Sándor Petőf i legge Isabella Vincentini.
CENTRO MONDIALE DELLA POESIA, sUDITORIUM:
Ore 17.45: Giuseppe Conte: Lettera a Tomaso sull’Unità d’Italia
Ore 17.55: Rubina Giorgi: Ripensare il concetto di gentilezza
Ore 18.00: Garibaldi è troppo umano per essere vivo? (Dramma-lampo mito-modernista):
Personaggi: L’Autore (Tomaso Kemeny), Lo Storico (Ottavio Rossani), il
Regista (Carmelo Pistillo), il Poeta (Angelo Tonelli), Calliope (Silvia
Agliotti).
Ore 18.30: Roberto Barbolini: Provaci ancora Radetzky
Ore 18.40: Angelo Tonelli: Fratelli d’Italia: peana rituale per la rinascita dell’Italia
Ore 19.00: Massimiliano Finazzer Flory: Perché son futurista, da Filippo Tommaso Marinetti a Papini
AULA MAGNA DEL COMUNE DI RECANATI
Ore 21.10: Antonio Prete: Dalla canzone All’Italia al discorso sopra lo stato dei costumi degli italiani
Ore 21.50: Nicola Frangione: Aprendo le porte alle parole, action poetry e trasversalità video-sonore
Ore 21.55: Ottavio Rossani: Lettera d’amore all’Italia
Ore 22.00: Endre Szkárosi: All’Italia, poesia sonora
Ore 22.05: Beppe Mariano: Santorre di Santarosa
Ore 22.10: Quirino Principe al pianoforte: Musiche di un sogno per l’Italia
***
INFINE
una straordinaria e inusuale mostra di cartoline scritte, disegnate, spedirte dAi poeti a Tomaso Kemeny per l'evento e ordinate da Silvia Agliotti, prima nella sua galleria Eroici furori a Milano, ed ora a Recanati.Il titolo: La bellezza è un’utopia raggiungibile.
lunedì 14 marzo 2011
giovedì 10 marzo 2011
Premio "Rodolfo Valentino: sogni ad occhi aperti" edizione 2011
Cerimonia di premiazione del Premio "Rodolfo Valentino: sogni ad occhi aperti". Edizione 2011.
http://www.youtube.com/watch?v=jx6DOYXAJKo
http://www.youtube.com/watch?v=jx6DOYXAJKo
lunedì 7 marzo 2011
sabato 5 marzo 2011
L'Italia dei poeti
Dal blog del Corriere:
Domani a Milano Tomaso Kemeny presenta "L'Italia dei poeti", progetto di occupare il "colle" dell'infinito di Leopardi a Recanati il prossimo 17 marzo per festeggiare il 150° dell'Unità d'Italia
Scritto da: Ottavio Rossani alle 19:40
--------------------------------------------------------------------------------
Domani domenica 6 marzo alle ore 18.30. a Milano, nella Libreria popolare di via Tadino (Via A.Tadino,18 - 20124 Milano Tel.02 2951 3268 libreriatadino@yahoo.it La libreria è raggiungibile con: MM Linea 1, stazioni di Porta Venezia o Lima), per il ciclo “Incontri in Libreria”, Tomaso Kemeny presenta L'Italia dei poeti. Si tratta di un’ “azione poetica per l’Unità d’Italia nella Bellezza”. Come anteprima della festa il 17 marzo prossimo per il 150° anniversario dell’Unità, Tomaso Kemeny commenterà una canzone di Francesco Petrarca che raffigura la litigiosità degli italiani come “piaghe mortali” e canta il suo sublime sogno di concordia, condizione fondante l’Unità stessa. Kemeny evocherà anche passi di poeti stranieri da lui tradotti (Madame De Stael, Pablo Neruda e Petofi Sàndor), riconoscenti al genio italiano. Il poeta (italiano di origine ungherese) illustrerà poi il progetto di occupare, il 17 marzo, il colle dell’infinito di Recanati con “mille volontari”, per leggere la canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi come evento simbolico atto a favorire la rinascita morale, estetica e politica dell’Italia. Dopo Kemeny, interverrà Amos Mattio (uno dei “mille” generosi che occuperanno il colle dell’infinito), il quale leggerà una sua composizione. Per finire un brindisi all'Italia, alla poesia e alla bellezza.
Domani a Milano Tomaso Kemeny presenta "L'Italia dei poeti", progetto di occupare il "colle" dell'infinito di Leopardi a Recanati il prossimo 17 marzo per festeggiare il 150° dell'Unità d'Italia
Scritto da: Ottavio Rossani alle 19:40
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Domani domenica 6 marzo alle ore 18.30. a Milano, nella Libreria popolare di via Tadino (Via A.Tadino,18 - 20124 Milano Tel.02 2951 3268 libreriatadino@yahoo.it La libreria è raggiungibile con: MM Linea 1, stazioni di Porta Venezia o Lima), per il ciclo “Incontri in Libreria”, Tomaso Kemeny presenta L'Italia dei poeti. Si tratta di un’ “azione poetica per l’Unità d’Italia nella Bellezza”. Come anteprima della festa il 17 marzo prossimo per il 150° anniversario dell’Unità, Tomaso Kemeny commenterà una canzone di Francesco Petrarca che raffigura la litigiosità degli italiani come “piaghe mortali” e canta il suo sublime sogno di concordia, condizione fondante l’Unità stessa. Kemeny evocherà anche passi di poeti stranieri da lui tradotti (Madame De Stael, Pablo Neruda e Petofi Sàndor), riconoscenti al genio italiano. Il poeta (italiano di origine ungherese) illustrerà poi il progetto di occupare, il 17 marzo, il colle dell’infinito di Recanati con “mille volontari”, per leggere la canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi come evento simbolico atto a favorire la rinascita morale, estetica e politica dell’Italia. Dopo Kemeny, interverrà Amos Mattio (uno dei “mille” generosi che occuperanno il colle dell’infinito), il quale leggerà una sua composizione. Per finire un brindisi all'Italia, alla poesia e alla bellezza.
domenica 27 febbraio 2011
sabato 19 febbraio 2011
martedì 15 febbraio 2011
MOSTRA DI CARTOLINE A MILANO
Dal blog del Corriere Poesia
NOTIZIA: Mostra di cartoline a Milano, primo atto della "spedizione"del 17 marzo per l'occupazione del "colle dell'infinito" di Leopardi a Recanati
Scritto da: Ottavio Rossani alle 16:15
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Ieri sera nella galleria d’arte “Eroici Furori” di Milano è stata inaugurata la mostra “La Bellezza è un’utopia raggiungibile”, una serie di cartoline poetiche con versi e pensieri dedicati alla Bellezza. L’esposizione, organizzata dalla gallerista Silvia Agliotti e ideata dal poeta Tomaso Kemeny funziona come viatico verso Recanati, dove il 17 marzo prossimo, giorno del 150° anniversario della proclamazione dell’Italia unita nel primo Parlamento nazionale a Torino, si concluderà la marcia verso il “colle dell’infinito” immortalato da Leopardi. I “mille” arruolati da Kemeny sono armati solo di poesia. Performeranno tutti insieme la canzone leopardiana All’Italia, quindi ognuno leggerà un testo di un poeta e infine un testo proprio dedicato all’Italia.
Tra mille e più cartoline arrivate in galleria, ne abbiamo lette alcune, tra le altre quelle di Giancarlo Majorino, Remo Bodei, Luigi Cannillo, Tomaso Kemeny, Marosia Castaldi, Géza Szőcks, Gianni D'Elia, Giò Ferri, Andrea Kerbaker, Flavio Ermini, Vivian Lamarque, Antonio Prete, Arturo Schwarz.Il poeta GIuseppe Conte ha scritto, sotto una veduta di un vicolo di Nizza, questo pensiero: "Dalla città di Garibaldi, marinaio e comandante, un saluto alla belezza che è anche navigare, avventura, libert, insurrezione. E un saluto all'Italia, che è unita grazie al mare e al lungo, generoso, folle sogno dei poeti". ** Pubblico qui la prefazione la plaquette inaugurale stampata per l’occasione dalle edizioni Arcipelago, che più avanti pubblicheà u libro con tutte le cartoline:
“Negli anni ‘60 si sviluppò la pratica del Mail Art (o Arte Postale) e fu un’esperienza di arte comportamentale e concettuale. Oggi, il 14 febbraio 2011, il giorno degli innamorati, si tratta di arruolarsi come volontari alla conquista dell’infinito, innamorandosi di un futuro mitomodernista che si acquisti lo spazio meraviglioso dell’apparentemente impossibile. Sia a chi è pago della sua quotidiana esistenza, sia a chi della sua sorte è deluso, se non disgustato, è data l’occasione di partecipare a una scintilla per una prospettiva di vita ideale vissuta simultaneamente, una vita altra dove sogno e realtà si fondano.
Non si tratta di fuggire dalla propria condizione quotidiana, ma di perpetrare un’azione simbolica che la intensifichi in modo significativo. E così coloro che saliranno sul colle dell’infinito a Recanati il 17 marzo del 2011, a 150 anni dall’Unità d’Italia, concretizzeranno simbolicamente la rivolta ineluttabile all’Impero del Brutto dando ascolto al Demone della Poesia sostenuto dalla canzone All’Italia di Giacomo Leopardi. Essi saranno accompagnati dai numerosi che hanno inviato la loro cartolina tracciando un sentiero a evocare l’infinito atto ad accogliere la bellezza sublime di un futuro mitomodernista possibile.
Ogni cartolina incoraggia a vivere la situazione eccezionale di una ribellione all’Impero del Brutto che umilia i desideri più elevati, corrompendo i cittadini e confinando nella sfiducia, nel cinismo e nella disperazione i giovani e le famiglie esiliate dalla loro Patria Ideale per il suo avvenuto scollamento dal mondo effettuale in cui si trovano a vivere. Basta lusingare i gusti bassi di un popolo dalle tradizioni esemplari (oh, Garibaldi!) e in nome della Bellezza riconosciuta come fondamento dei valori futuri, avviamoci tutti al colle dell’infinito di Recanati per iniziare qualcosa che valga la pena di essere vissuto, ricordando che nulla è impossibile a chi sa osare”. Milano 8 febbraio 2011 - Tomaso Kemeny
NOTIZIA: Mostra di cartoline a Milano, primo atto della "spedizione"del 17 marzo per l'occupazione del "colle dell'infinito" di Leopardi a Recanati
Scritto da: Ottavio Rossani alle 16:15
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Ieri sera nella galleria d’arte “Eroici Furori” di Milano è stata inaugurata la mostra “La Bellezza è un’utopia raggiungibile”, una serie di cartoline poetiche con versi e pensieri dedicati alla Bellezza. L’esposizione, organizzata dalla gallerista Silvia Agliotti e ideata dal poeta Tomaso Kemeny funziona come viatico verso Recanati, dove il 17 marzo prossimo, giorno del 150° anniversario della proclamazione dell’Italia unita nel primo Parlamento nazionale a Torino, si concluderà la marcia verso il “colle dell’infinito” immortalato da Leopardi. I “mille” arruolati da Kemeny sono armati solo di poesia. Performeranno tutti insieme la canzone leopardiana All’Italia, quindi ognuno leggerà un testo di un poeta e infine un testo proprio dedicato all’Italia.
Tra mille e più cartoline arrivate in galleria, ne abbiamo lette alcune, tra le altre quelle di Giancarlo Majorino, Remo Bodei, Luigi Cannillo, Tomaso Kemeny, Marosia Castaldi, Géza Szőcks, Gianni D'Elia, Giò Ferri, Andrea Kerbaker, Flavio Ermini, Vivian Lamarque, Antonio Prete, Arturo Schwarz.Il poeta GIuseppe Conte ha scritto, sotto una veduta di un vicolo di Nizza, questo pensiero: "Dalla città di Garibaldi, marinaio e comandante, un saluto alla belezza che è anche navigare, avventura, libert, insurrezione. E un saluto all'Italia, che è unita grazie al mare e al lungo, generoso, folle sogno dei poeti". ** Pubblico qui la prefazione la plaquette inaugurale stampata per l’occasione dalle edizioni Arcipelago, che più avanti pubblicheà u libro con tutte le cartoline:
“Negli anni ‘60 si sviluppò la pratica del Mail Art (o Arte Postale) e fu un’esperienza di arte comportamentale e concettuale. Oggi, il 14 febbraio 2011, il giorno degli innamorati, si tratta di arruolarsi come volontari alla conquista dell’infinito, innamorandosi di un futuro mitomodernista che si acquisti lo spazio meraviglioso dell’apparentemente impossibile. Sia a chi è pago della sua quotidiana esistenza, sia a chi della sua sorte è deluso, se non disgustato, è data l’occasione di partecipare a una scintilla per una prospettiva di vita ideale vissuta simultaneamente, una vita altra dove sogno e realtà si fondano.
Non si tratta di fuggire dalla propria condizione quotidiana, ma di perpetrare un’azione simbolica che la intensifichi in modo significativo. E così coloro che saliranno sul colle dell’infinito a Recanati il 17 marzo del 2011, a 150 anni dall’Unità d’Italia, concretizzeranno simbolicamente la rivolta ineluttabile all’Impero del Brutto dando ascolto al Demone della Poesia sostenuto dalla canzone All’Italia di Giacomo Leopardi. Essi saranno accompagnati dai numerosi che hanno inviato la loro cartolina tracciando un sentiero a evocare l’infinito atto ad accogliere la bellezza sublime di un futuro mitomodernista possibile.
Ogni cartolina incoraggia a vivere la situazione eccezionale di una ribellione all’Impero del Brutto che umilia i desideri più elevati, corrompendo i cittadini e confinando nella sfiducia, nel cinismo e nella disperazione i giovani e le famiglie esiliate dalla loro Patria Ideale per il suo avvenuto scollamento dal mondo effettuale in cui si trovano a vivere. Basta lusingare i gusti bassi di un popolo dalle tradizioni esemplari (oh, Garibaldi!) e in nome della Bellezza riconosciuta come fondamento dei valori futuri, avviamoci tutti al colle dell’infinito di Recanati per iniziare qualcosa che valga la pena di essere vissuto, ricordando che nulla è impossibile a chi sa osare”. Milano 8 febbraio 2011 - Tomaso Kemeny
Poesia fatta a mano - 15 febbraio- 15 marzo 2011
articolo pubblicato su www.lafolla.it
arte e mostre: II edizione
Poesia fatta a mano
POESIA FATTA A MANO
Seconda Edizione
Da un’ idea di Franco Altobelli - A cura di Oronzo Liuzzi
Inaugurazione 15 Febbraio 2011 ore 19,00 - Dal 15 Febbraio al 15 Marzo
Nel mese di giugno del 2004 fu presentata la mostra “Poesia fatta a mano” presso la Galleria Spazioikonos di Bari, una mostra unica e originale che ha visto la partecipazione di oltre 60 poeti nazionali. Dopo un lungo periodo di silenzio proponiamo la stessa mostra in versione aggiornata presso la Secopstore di Corato. Questa mostra analizza il concetto di: “Ut poesis pictura”, al contrario di quello che affermava Orazio in “Ut pictura poesis” asserendo un forte legame tra l’aspetto concettuale della poesia e l’aspetto visivo. Il rapporto tra l’espressione scritta e la sua trasposizione pittorica è una costante nella Storia dell’Arte come sostiene Mirella Bandini ne ‘La tradizione del nuovo’: “I segni conservano qualcosa della mano che li ha tracciati, sono legati ad essa da una matrice organica, fatta oltre che di sangue, di universo, numeri, scrittura, storia”.
Antonio Porta scriveva, invece, negli anni settanta, che “quello che si chiede alla poesia, e ci si attende da essa, è tracciare… le figure del mutamento. Sulla parete bianca del silenzio, sulla pagina muta, la poesia deve rendere visibile l’esistenza, strapparla all’oblio”. Spogliare la scrittura dalla veste tipografica e rivitalizzarla è stata una scelta precisa, in una realtà tecnologica che ha preso il sopravvento sulla manualità. La scrittura, quindi, non rappresenta solo emozioni ma anche se stessa. La mano del poeta che vibra, è incerta, o procede sicura, libera o interrotta, nervosa o lineare, trasmette quel sottile “piacere testuale” o “scienza dei godimenti del linguaggio”, così ha definito Barthes la scrittura.
Una rassegna, questa della “poesia fatta a mano”, che documenta, tralasciando stili e tendenze, la poesia nella sua struttura originaria ed estemporanea fino a coinvolgere anche la poesia-visuale che, come ha scritto Matteo D’Ambrosio: “aspira innanzi tutto a produrre testi in cui l’articolazione del senso inneschi processi di espansione linguistica in chiave espressiva”. La parola, libera da schemi preconfezionati, acquistando forma e visibilità, ha reso sempre più enigmatico il senso dinamico della scrittura, offrendo al lettore l’opportunità e l’occasione per recepire il segno letterario nella sua completa evoluzione. Scrivere manualmente la poesia significa percepire la grafia, l’emozione, il carattere e la personalità del poeta. Scrivere, quindi, manualmente la scrittura è cogliere l’esistenza della vita, dell’inventività e della creatività del poeta. Lo scopo di questa mostra è appunto non lasciare sola la poesia nelle maglie dei caratteri tipografici, tesa ad un rapporto univoco, intimo e privilegiato con il lettore. Una mostra che vuole far uscire la poesia dal suo “grande silenzio”, dalla sua relazione spazio-temporale con il lettore mostrando la sua fisicità e diventando, come per la pittura, il luogo privilegiato dello sguardo. Franco Altobelli – Oronzo Liuzzi
Espongono: Antonio DE MARCHI GHERINI, Giorgio MOIO, Tomaso BINGA, Pasquale DELLA RAGIONE, Marisa PAPA RUGGIERO, Ferruccio BRUGNARO, Alfio FIORENTINO, Carlo BUGLI, Giovanni AMODIO, Franco PIRI FOCARDI, Domenico CARA, Carla BERTOLA, Eugenio MICCINI, Davide ARGNANI, Franco CAPASSO, Franco CAVALLO, Carlo Marcello CONTI, Caterina DAVINIO, Tomaso KEMENY, Arrigo LORA-TOTINO, Ruggero MAGGI, Stelio Maria MARTINI, Giorgio BARBERI SQUAROTTI, Angelo LIPPO, Nadia CAVALERA, Enzo MIGLIETTA, Giancarlo PAVANELLO, Lamberto PIGNOTTI, Gian Paolo ROFFI, Mirko SERVETTI, Antonio SPAGNUOLO, Franco VERDI, Mariella BETTARINI, Irma BLANK, Vittorino CURCI, Massimo MORI, Lino ANGIULI, Antonino CONTILIANO, Michele PERFETTI, Alfio CANGIANI, Ornella CARAMASCHI LIUZZI, Vito VENTRELLA, Michele DE LUCA, Giulio GIANCASPRO, Alfonso LENTINI, Gino GINI, Fernanda FEDI, Giorgio MANACORDA, Anna BOSCHI, Vito INTINI, Alberto VITACCHIO, Luciano CARUSO, Laura MANISCALCO BLASI, Luisa VARESANO, Guido CATALANO, Carmine Mario MULIERE, Edoardo CARELLA, Sergio ROTINO, Marco PALLADINI, Alberto MORI, Flavio ERMINI, Liliana UGOLINI, Alberto RIZZI, Dante MAFFIA, Vitaldo CONTE, Gio FERRI, Roberto MAGGIANI, Paolo GUZZI, Eugenia SERAFINI, Maria Grazia MARTINA, Velio CARRATONI, Angela DE LEO, Nicola DE MATTEO, Matteo BONSANTE, Anna Maria FARABBI con Franco ALTOBELLI, Vincenzo MASTROPIRRO, Samira NEGROUCE, Fernanda FERRARESSO, Oronzo LIUZZI.
POESIA FATTA A MANO - Seconda Edizione
15 febbraio – 15 marzo 2011
SECOPSTORE -- CORATO (BA) Monte Vodice, 6 - tel. 080 8727960 - e-mail: store@secopedizioni.it
articolo pubblicato il: 14/02/2011
arte e mostre: II edizione
Poesia fatta a mano
POESIA FATTA A MANO
Seconda Edizione
Da un’ idea di Franco Altobelli - A cura di Oronzo Liuzzi
Inaugurazione 15 Febbraio 2011 ore 19,00 - Dal 15 Febbraio al 15 Marzo
Nel mese di giugno del 2004 fu presentata la mostra “Poesia fatta a mano” presso la Galleria Spazioikonos di Bari, una mostra unica e originale che ha visto la partecipazione di oltre 60 poeti nazionali. Dopo un lungo periodo di silenzio proponiamo la stessa mostra in versione aggiornata presso la Secopstore di Corato. Questa mostra analizza il concetto di: “Ut poesis pictura”, al contrario di quello che affermava Orazio in “Ut pictura poesis” asserendo un forte legame tra l’aspetto concettuale della poesia e l’aspetto visivo. Il rapporto tra l’espressione scritta e la sua trasposizione pittorica è una costante nella Storia dell’Arte come sostiene Mirella Bandini ne ‘La tradizione del nuovo’: “I segni conservano qualcosa della mano che li ha tracciati, sono legati ad essa da una matrice organica, fatta oltre che di sangue, di universo, numeri, scrittura, storia”.
Antonio Porta scriveva, invece, negli anni settanta, che “quello che si chiede alla poesia, e ci si attende da essa, è tracciare… le figure del mutamento. Sulla parete bianca del silenzio, sulla pagina muta, la poesia deve rendere visibile l’esistenza, strapparla all’oblio”. Spogliare la scrittura dalla veste tipografica e rivitalizzarla è stata una scelta precisa, in una realtà tecnologica che ha preso il sopravvento sulla manualità. La scrittura, quindi, non rappresenta solo emozioni ma anche se stessa. La mano del poeta che vibra, è incerta, o procede sicura, libera o interrotta, nervosa o lineare, trasmette quel sottile “piacere testuale” o “scienza dei godimenti del linguaggio”, così ha definito Barthes la scrittura.
Una rassegna, questa della “poesia fatta a mano”, che documenta, tralasciando stili e tendenze, la poesia nella sua struttura originaria ed estemporanea fino a coinvolgere anche la poesia-visuale che, come ha scritto Matteo D’Ambrosio: “aspira innanzi tutto a produrre testi in cui l’articolazione del senso inneschi processi di espansione linguistica in chiave espressiva”. La parola, libera da schemi preconfezionati, acquistando forma e visibilità, ha reso sempre più enigmatico il senso dinamico della scrittura, offrendo al lettore l’opportunità e l’occasione per recepire il segno letterario nella sua completa evoluzione. Scrivere manualmente la poesia significa percepire la grafia, l’emozione, il carattere e la personalità del poeta. Scrivere, quindi, manualmente la scrittura è cogliere l’esistenza della vita, dell’inventività e della creatività del poeta. Lo scopo di questa mostra è appunto non lasciare sola la poesia nelle maglie dei caratteri tipografici, tesa ad un rapporto univoco, intimo e privilegiato con il lettore. Una mostra che vuole far uscire la poesia dal suo “grande silenzio”, dalla sua relazione spazio-temporale con il lettore mostrando la sua fisicità e diventando, come per la pittura, il luogo privilegiato dello sguardo. Franco Altobelli – Oronzo Liuzzi
Espongono: Antonio DE MARCHI GHERINI, Giorgio MOIO, Tomaso BINGA, Pasquale DELLA RAGIONE, Marisa PAPA RUGGIERO, Ferruccio BRUGNARO, Alfio FIORENTINO, Carlo BUGLI, Giovanni AMODIO, Franco PIRI FOCARDI, Domenico CARA, Carla BERTOLA, Eugenio MICCINI, Davide ARGNANI, Franco CAPASSO, Franco CAVALLO, Carlo Marcello CONTI, Caterina DAVINIO, Tomaso KEMENY, Arrigo LORA-TOTINO, Ruggero MAGGI, Stelio Maria MARTINI, Giorgio BARBERI SQUAROTTI, Angelo LIPPO, Nadia CAVALERA, Enzo MIGLIETTA, Giancarlo PAVANELLO, Lamberto PIGNOTTI, Gian Paolo ROFFI, Mirko SERVETTI, Antonio SPAGNUOLO, Franco VERDI, Mariella BETTARINI, Irma BLANK, Vittorino CURCI, Massimo MORI, Lino ANGIULI, Antonino CONTILIANO, Michele PERFETTI, Alfio CANGIANI, Ornella CARAMASCHI LIUZZI, Vito VENTRELLA, Michele DE LUCA, Giulio GIANCASPRO, Alfonso LENTINI, Gino GINI, Fernanda FEDI, Giorgio MANACORDA, Anna BOSCHI, Vito INTINI, Alberto VITACCHIO, Luciano CARUSO, Laura MANISCALCO BLASI, Luisa VARESANO, Guido CATALANO, Carmine Mario MULIERE, Edoardo CARELLA, Sergio ROTINO, Marco PALLADINI, Alberto MORI, Flavio ERMINI, Liliana UGOLINI, Alberto RIZZI, Dante MAFFIA, Vitaldo CONTE, Gio FERRI, Roberto MAGGIANI, Paolo GUZZI, Eugenia SERAFINI, Maria Grazia MARTINA, Velio CARRATONI, Angela DE LEO, Nicola DE MATTEO, Matteo BONSANTE, Anna Maria FARABBI con Franco ALTOBELLI, Vincenzo MASTROPIRRO, Samira NEGROUCE, Fernanda FERRARESSO, Oronzo LIUZZI.
POESIA FATTA A MANO - Seconda Edizione
15 febbraio – 15 marzo 2011
SECOPSTORE -- CORATO (BA) Monte Vodice, 6 - tel. 080 8727960 - e-mail: store@secopedizioni.it
articolo pubblicato il: 14/02/2011
domenica 13 febbraio 2011
14 febbraio 2011 - Esposizione cartoline sulla Bellezza
Infinite forme...
a Gli eroici furori
Lunedì 14 Febbraio 2011 ore 18.30
Esposizione delle Vostre cartoline sulla Bellezza
Dal 14 al 21 Febbraio 2011
Gli eroici furori Arte contemporanea
Via Melzo 30, Milano
Per...
I Mille
sul Colle dell’Infinito
17 marzo 2011
A Recanati!
azione poetica ideata da Tomaso Kemeny
in collaborazione con
Gli Eroici Furori Arte Contemporanea di Silvia Agliotti
e la Arcipelago Edizioni
In occasione dell’azione poetica dei “I Mille sul Colle dell’Infinito” a Recanati il 17 marzo 2011, a 150 anni dalla nascita dell’Unità d’Italia, i cittadini italiani e di tutto il mondo sono invitati alla ribellione simbolica all’Impero del Brutto che devasta la Natura e l’Anima a coloro che non sanno dare ascolto al “Demone della Poesia”, in nome di una migliore qualità della vita.
Gli eroici furori Arte contemporanea
- via melzo 30 - 20129 milano
tel: +39 02 37648381 mob: + 39 3478023868
http://www.furori.it
a Gli eroici furori
Lunedì 14 Febbraio 2011 ore 18.30
Esposizione delle Vostre cartoline sulla Bellezza
Dal 14 al 21 Febbraio 2011
Gli eroici furori Arte contemporanea
Via Melzo 30, Milano
Per...
I Mille
sul Colle dell’Infinito
17 marzo 2011
A Recanati!
azione poetica ideata da Tomaso Kemeny
in collaborazione con
Gli Eroici Furori Arte Contemporanea di Silvia Agliotti
e la Arcipelago Edizioni
In occasione dell’azione poetica dei “I Mille sul Colle dell’Infinito” a Recanati il 17 marzo 2011, a 150 anni dalla nascita dell’Unità d’Italia, i cittadini italiani e di tutto il mondo sono invitati alla ribellione simbolica all’Impero del Brutto che devasta la Natura e l’Anima a coloro che non sanno dare ascolto al “Demone della Poesia”, in nome di una migliore qualità della vita.
Gli eroici furori Arte contemporanea
- via melzo 30 - 20129 milano
tel: +39 02 37648381 mob: + 39 3478023868
http://www.furori.it
lunedì 31 gennaio 2011
Torsioni del tempo che passa
a Michel Onfray and Co.
Torsioni del tempo che passa
strofinio di banconote
squittii di consenso-dissenso
“Facciamo parte dell’evoluzione
Tecnologica!”
Ma che posto avranno
vivi e defunti di indiscutibile
Valore?
L’algebra vigente focalizza
le scosse più violente
a distruggere la gabbia dorata
degli eroi d’azione e di pensiero
come Sigmund Freud, Giuseppe Garibaldi
and CO.
Perché?
Per essere più liberi a commettere
le bassezze più succulente
o per incoraggiare le nostre e le altrui
Nullità?
Torsioni del tempo che passa
strofinio di banconote
squittii di consenso-dissenso
“Facciamo parte dell’evoluzione
Tecnologica!”
Ma che posto avranno
vivi e defunti di indiscutibile
Valore?
L’algebra vigente focalizza
le scosse più violente
a distruggere la gabbia dorata
degli eroi d’azione e di pensiero
come Sigmund Freud, Giuseppe Garibaldi
and CO.
Perché?
Per essere più liberi a commettere
le bassezze più succulente
o per incoraggiare le nostre e le altrui
Nullità?
domenica 23 gennaio 2011
Occupazione del Colle dell'Infinito - 17 marzo 2011

In preparazione/attesa dell’occupazione mitomodernista della Colle dell’Infinito a Recanati (17 marzo 2011) per la rinascita estetica, morale, politica dell’Italia, Colle dove “i mille”( secondo un progetto di azione poetica articolata da Tomaso Kemeny) al grido “Fight for Beauty!”performeranno una lettura liturgica della canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi, dal 14 al 21 febbraio, presso gli “Eroici Furori Arte Contemporanea” di Silvia Agliotti (via Melzo 30, Milano) verranno esposte le cartoline inviate dai “mille” con scritture-lampo per la vita della bellezza (intesa come fondamento di ogni possibile”Umana” civiltà futura).
Tra gli autori poeti italiani e stranieri come Giuseppe Conte, Gianni D’Elia, Flavio Ermini, Franco Buffoni, Mariella Bettarini, Gabriella Sica, Gabriela Fantato, Dante Marianacci(Vienna), Gèza Szocs e Endre Szkàrosi (Ungheria), Clemente Padin (Uruguay), poeti visivi come Ugo Carrega, filosofi come Stefano Zecchi, Remo Bodei, pittori come Roberto Floreani, William Ketridge (U.K.) e Bruno Ritter (Svizzera), narratori come Marosia Castaldi, psicoterapeuti come Adele Succetti, intellettuali come Arturo Schwarz, Alessandro Serpieri e Antonio Prete.
BAU video 2010
Un anticipo, un frammento del contenuto, che farà parte del video relativo alla giornata performativa e di presentazione della scatola BAU 7, al MART di Trento e Rovereto, in data 19 ottobre 2010.
http://www.youtube.com/watch?v=1Ii1krPX1O4
http://www.youtube.com/watch?v=1Ii1krPX1O4
La rivolta del poeti - 1.10.1994
Video su youtube:
http://www.youtube.com/user/TomasoKemeny#p/a/u/1/Z0yPTZGvhs8
http://www.youtube.com/user/TomasoKemeny#p/a/u/1/Z0yPTZGvhs8
sabato 11 dicembre 2010
Poesia ad Imperia
“Poesia, Teatro e altro”: al Dams prende il via oggi il ciclo di incontri letterari
Presso il Polo Universitario Imperiese, con la consulenza di Lamberto Garzia e del D.A.M.S. di Imperia, prende il via oggi alle ore 18.00 in “Sala Eutropia – Spazio Calvino” del Polo Universitario Imperiese in via Nizza 8, un importante ciclo di incontri letterari con personalità di livello nazionale che offriranno interventi performativi. La prestigiosa rassegna si in intitola: “Poesia, Teatro e altro”
PROGRAMMA DEGLI INCONTRI:
venerdì 10 dicembre 2010 ore 18 Lettura di Tomaso KEMENY (poeta ed anglista di fama internazionale, ordinario di letteratura inglese presso l’Università di Pavia)
venerdì 14 gennaio 2011 ore 18 CALYPSOS- Partitura poetico-teatrale a due voci di Marthia CARROZZO, con Marthia Carrozzo e Margherita Macrì
venerdì 4 febbraio 2011 ore 18 Chiara DAINO, attrice - autrice, leggerà testi inediti di Lamberto GARZIA estrapolati dalla raccolta in fase di lavorazione “LA CONSEGNA” e brani tratti dalle raccolte “VIRUS ‘71” e “METALLI COMMEDIA”.
venerdì 11 marzo 2011 ore 18 presentazione di “QUARTI DI LUNA” e di “ERA D’ESTATE…”
di Stefano DELFINO
venerdì 25 marzo 2011 ore 18 Mirko SERVETTI leggerà brani tratti dalla raccolta “CANZONI DI CORTESE VILLANIA” (Puntoa capo Editrice, 2008)
venerdì 15 aprile 2011 ore 18 Massimo MORASSO leggerà testi tratti dalle raccolte “ESPIAZIONE” (da AA.VV., Bona vox, a cura di Roberto MUSSAPI, Jaca Book, 2010) e “VIATICO” (raffaelli, 2010)
venerdì 13 maggio 2011 letture del poeta, grecista e performer Angelo Tonelli.
Gli incontri saranno introdotti da Roberto Trovato, Presidente del D.A.M.S. di Imperia.
Al termine di ogni manifestazione il pubblico potrà interagire con gli Autori intervenendo con domande.
di Fabrizio Tenerelli
10/12/2010
Presso il Polo Universitario Imperiese, con la consulenza di Lamberto Garzia e del D.A.M.S. di Imperia, prende il via oggi alle ore 18.00 in “Sala Eutropia – Spazio Calvino” del Polo Universitario Imperiese in via Nizza 8, un importante ciclo di incontri letterari con personalità di livello nazionale che offriranno interventi performativi. La prestigiosa rassegna si in intitola: “Poesia, Teatro e altro”
PROGRAMMA DEGLI INCONTRI:
venerdì 10 dicembre 2010 ore 18 Lettura di Tomaso KEMENY (poeta ed anglista di fama internazionale, ordinario di letteratura inglese presso l’Università di Pavia)
venerdì 14 gennaio 2011 ore 18 CALYPSOS- Partitura poetico-teatrale a due voci di Marthia CARROZZO, con Marthia Carrozzo e Margherita Macrì
venerdì 4 febbraio 2011 ore 18 Chiara DAINO, attrice - autrice, leggerà testi inediti di Lamberto GARZIA estrapolati dalla raccolta in fase di lavorazione “LA CONSEGNA” e brani tratti dalle raccolte “VIRUS ‘71” e “METALLI COMMEDIA”.
venerdì 11 marzo 2011 ore 18 presentazione di “QUARTI DI LUNA” e di “ERA D’ESTATE…”
di Stefano DELFINO
venerdì 25 marzo 2011 ore 18 Mirko SERVETTI leggerà brani tratti dalla raccolta “CANZONI DI CORTESE VILLANIA” (Puntoa capo Editrice, 2008)
venerdì 15 aprile 2011 ore 18 Massimo MORASSO leggerà testi tratti dalle raccolte “ESPIAZIONE” (da AA.VV., Bona vox, a cura di Roberto MUSSAPI, Jaca Book, 2010) e “VIATICO” (raffaelli, 2010)
venerdì 13 maggio 2011 letture del poeta, grecista e performer Angelo Tonelli.
Gli incontri saranno introdotti da Roberto Trovato, Presidente del D.A.M.S. di Imperia.
Al termine di ogni manifestazione il pubblico potrà interagire con gli Autori intervenendo con domande.
di Fabrizio Tenerelli
10/12/2010
lunedì 29 novembre 2010
Festival Europeo della poesia

Cultura: a Vienna il Festival europeo della poesia
Vienna, 19 nov.2010 (Adnkronos) - Pubblico delle grandi occasioni ieri al Literaturhaus di Vienna per la seconda edizione del Festival Europeo della Poesia, organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura e dallo stesso Literaturhaus, con la collaborazione delle Ambasciate e degli Istituti di Cultura Europei di Finlandia, Germania, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna e Ungheria e con il patrocinio del Ministero Federale austriaco degli Affari Europei e Internazionali e del Comune di Vienna. A fare gli onori di casa sono stati i Direttori del Literaturhaus Robert Huez e dell'Istituto Italiano di Cultura Arnaldo Dante Marianacci, curatori, inoltre, dell'antologia Poesie in Europa 2010, che raccoglie tutti i contributi presentati.
La serie delle letture e' stata inaugurata da Friederike Mayrocker. Sono seguite letture di liriche dei poeti Aki Salmela (Finlandia), Manuela Wingenfeld (Germania), Nanni Balestrini e Tomaso Kemeny (Italia), Anna Piwkowska e Tomasz Ro'życki (Polonia), Fernando Pinto do Amaral (Portogallo), Diana Wiedra e Victor Victorovitsch Klykov (Russia), Chantal Maillard (Spagna) e Ge'za Szőcs (Ungheria).
Alla lettura delle poesie, presentate dagli autori nelle rispettive lingue, ha fatto seguito la coinvolgente interpretazione in tedesco del noto attore viennese Robert Reinagl. Moderatore della serata e' stato l'anglista e autore radiofonico Peter Kislinger, che ha saputo assai felicemente armonizzare le molteplici tendenze e personalita' poetiche che si sono espresse.
lunedì 22 novembre 2010
Mille sul colle dell'infinito
In occasione dell’azione poetica dei “mille sul colle dell’infinito” a Recanati il 17 marzo 2011, a 150 anni dalla nascita dell’Unità d’Italia i cittadini italiani e di tutto il mondo sono invitati alla ribellione simbolica all’Impero del Brutto che devasta la Natura (in nome di una pretesa migliore qualità della vita) e l’Anima a coloro che non sanno dare ascolto al Demone della Poesia, inviando uno slogan, una parola d’ordine, una frase-idea lampo per la vita della Bellezza. L’idea dovrà venire vergata su una cartolina rappresentante il luogo dell’invio e indirizzata a Tomaso Kemeny, Viale Romagna 51, 20133 Milano, Italia. Le cartoline verranno, nel febbraio del 2011, esposte nella Galleria “Eroici Furori” a Milano e in seguito riportate in volume per i tipi delle edizioni Arcipelago.
Tomaso Kemeny
22, XI, 2010
Tomaso Kemeny
22, XI, 2010
domenica 14 novembre 2010
http://www.newnotizie.it/2010/11/12/la-poesia-va-in-festa-al-via-il-festival-europeo-della-poesia-di-vienna/
La poesia va in festa: al via il Festival Europeo della Poesia di Vienna
Sono dodici i poeti che saranno presenti al Festival Europeo della Poesia 2010 di Vienna: sarà difatti proprio una poetessa, l'austriaca Friederike Mayrocker ad inaugurare l'evento il giorno 18 novembre alle ore 19.30 presso la sede della Literaturhaus di Vienna. La seconda edizione del Festival Europeo della Poesia è stata promossa dall'Istituto Italiano di Cultura di Vienna con la collaborazione della Literaturhaus oltre che delle Ambasciate e degli Istituti Culturali di Finlandia, Germania, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna ed Ungheria. Il Festival si svolgerà grazie anche al patrocinio del Ministero Austriaco degli Affari Europei ed Internazionali e per opera del Comune di Vienna.
Durante la serata, che verrà introdotta e presentata da Peter Kieslinger, a leggere saranno la Mayrocker ed anche altri nomi e firme del mondo della poesia come ad esempio Aki Salmela (Finlandia), Manuela Wingenfeld (Germania), Nanni Balestrini (Italia), Tomaso Kemeny (Italia), Anna Piwkowska (Polonia), Tomasz Ro'życki (Polonia), Fernando Pinto do Amaral (Portogallo), Diana Wiedra (Russia), Victor Victorovitsch Klykov (Russia), Chantal Maillard (Spagna) e Ge'za Szőcs (Ungheria).
Tutti i testi, sia quelli letti in lingua originale dai poeti stessi sia le relative traduzioni in tedesco le quali verranno invece lette dall'attore Robert Reinangl compariranno all'interno di una raccolta antologica pubblicata appositamente in occasione dell'evento e curata attentamente da Dante Marianacci e da Robert Huez; la raccolta è pubblicata dall'Istituto Italiano di Cultura oltre che dalla Literaturhaus di Vienna.
Rossella Lalli
La poesia va in festa: al via il Festival Europeo della Poesia di Vienna
Sono dodici i poeti che saranno presenti al Festival Europeo della Poesia 2010 di Vienna: sarà difatti proprio una poetessa, l'austriaca Friederike Mayrocker ad inaugurare l'evento il giorno 18 novembre alle ore 19.30 presso la sede della Literaturhaus di Vienna. La seconda edizione del Festival Europeo della Poesia è stata promossa dall'Istituto Italiano di Cultura di Vienna con la collaborazione della Literaturhaus oltre che delle Ambasciate e degli Istituti Culturali di Finlandia, Germania, Polonia, Portogallo, Russia, Spagna ed Ungheria. Il Festival si svolgerà grazie anche al patrocinio del Ministero Austriaco degli Affari Europei ed Internazionali e per opera del Comune di Vienna.
Durante la serata, che verrà introdotta e presentata da Peter Kieslinger, a leggere saranno la Mayrocker ed anche altri nomi e firme del mondo della poesia come ad esempio Aki Salmela (Finlandia), Manuela Wingenfeld (Germania), Nanni Balestrini (Italia), Tomaso Kemeny (Italia), Anna Piwkowska (Polonia), Tomasz Ro'życki (Polonia), Fernando Pinto do Amaral (Portogallo), Diana Wiedra (Russia), Victor Victorovitsch Klykov (Russia), Chantal Maillard (Spagna) e Ge'za Szőcs (Ungheria).
Tutti i testi, sia quelli letti in lingua originale dai poeti stessi sia le relative traduzioni in tedesco le quali verranno invece lette dall'attore Robert Reinangl compariranno all'interno di una raccolta antologica pubblicata appositamente in occasione dell'evento e curata attentamente da Dante Marianacci e da Robert Huez; la raccolta è pubblicata dall'Istituto Italiano di Cultura oltre che dalla Literaturhaus di Vienna.
Rossella Lalli
martedì 2 novembre 2010
venerdì 29 ottobre 2010
Dal Blog di Ottavio Rossani, http://poesia.corriere.it/
EVENTO/1: Domani a Milano si presenta l'antologia "Chi ha paura della Bellezza?" nella Palazzina Liberty
Domani, giovedì 28 ottobre alle ore 20.30, a Milano, la Casa della Poesia nella Palazzina Liberty (largo Marinai d'Italia 1), presentazione dell'antologia Chi ha paura della Bellezza?, a cura di Tomaso Kemeny. Si tratta di poesie e interventi critici proposti in un precedente evento dallo stesso titolo sempre nella palazzina Liberty.
Tomaso kemeny ha scritto: “Se il destino agli ignavi si presenta come necessità arcana, per coloro che sapranno ascoltare il demone della poesia esso si rivelerà come la folgorante libertà di vivere e operare secondo le forme inevitabili della Bellezza”. E ancora: "L’evento segna allo stesso tempo la nascita di un libro e del progetto di un mondo che pare impossibile, essendo fondato su quella energia in metamorfosi permanente definibile come Bellezza, la sola in grado di conferire un volto indeformabile a un’epoca attraverso uno stile (vedi il gotico, il barocco, il romantico, il surreale ecc.). I manichini di Giorgio De Chirico, senza volto, profeticamente raffigurano l’epoca post-umana. Nell’occasione si tracceranno sentieri che porteranno al volto di un mondo “più che umano”.
Ci saranno una serie di interventi-lampo: Roberto Barbolini, Mario Baudino, Robert Bly, Luisa Bonesio, Giuseppe Conte, Adele Desideri, Roberto Floreani, Gabriella Galzio, Mary de Rachewiltz, Angelo Lumelli, Francesco Macciò, Amos Mattio, Roberto Mussapi, Francesco Napoli, Fulvio Papi, Paolo Pietroni, Quirino Principe, Silvio Ramat, Ottavio Rossani, Arturo Schwarz, Alessandro Serpieri, Adele Succetti, Gèza Szöcs, Angelo Tonelli, Isabella Vincentini, Stefano Zecchi, Valentino Zeichen.
Tomaso Kemeny leggerà domani nel corso della manifestazione il seguente manifesto: "L’Impero del Brutto devasta la Natura in nome di una migliore qualità della Vita; impone il Denaro come unico fondamento possibile del Potere e come Misura del Valore delle Opere d’Arte. Se non fossimo complici di questa situazione, questo tipo di mondo non perdurerebbe. Il nostro Destino di Donne-Uomini Liberi ci rende responsabili della condanna a morte della Bellezza e del conseguente pervertimento letale della vita civile. L’attacco all’Impero del Brutto in nome della Bellezza, se pare impossibile agli Ignavi, si rivela necessario per tutti coloro in cui vive il Demone della Poesia".
Ho chiesto a Tomaso kemeny di spiegare perché questo nuovo appuntamento sulla Bellezza e la lotta contro il Brutto. Egli ha scritto: "Le avventure della Bellezza hanno avuto inizio negli anni ’80 con le “19 Tesi sulla vita della Bellezza” vergate da Mario Baudino, Giuseppe Conte, Rosita Copioli, Tomaso Kemeny, Roberto Mussapi e Stefano Zecchi e si accentuarono con la nascita del “Movimento Mitomodernista” nel 1995, ufficializzata al Teatro Filodrammatici di Milano. Ne conseguì la “Dichiarazione di Guerra alla Tirannia del Brutto” con echi internazionali particolarmente accesi negli Stati Uniti, in Germania e in Ungheria. Le varie azioni trovarono sbocco, con il contributo di sessanta poeti, filosofi,artisti, critici letterari, musicisti il 16 dicembre del 2008 alla Casa della Poesia di Milano, evento documentato nel volume Le avventure della Bellezza, 1988-2008 per i tipi di L'Arcipelago edizioni di Milano. Il 16 dicembre del 2009 l’evento Chi ha paura della Bellezza? trovò risposta negli interventi di poeti e operatori culturali che saranno nella serata di domani 28 ottobre documentati e distribuiti, in una nuova antologia, sempre per opera di L'Arcipelago edizioni, ai partecipanti alla manifestazione. Nell’occasione si tratterà di esplicitare le proprie intenzioni-progetti atti a cambiare la vita e il mondo secondo le forme irrinunciabili della Bellezza. L’evento sarà documentato in un terzo volume teso a realizzare “l’ultima utopia”.
EVENTO/2: Domani si proclama una marcia su Recanati di poeti e artisti per occupare l' "infinito" della Poesia. Nuovo manifesto contro il Brutto e per la Bellezza
Domani sera giovedì 28 ottobre 2010, nella palazzina Liberty di Milano, dalle ore 20.30 in poi, happening di poeti e artisti per ribadire la lotta contro il Brutto e la conquista della Bellezza. Rinasce il Movimento che circa vent'anni fa ha proiettato nel futuro, cioè nell'oggi, il nuovo gusto del sublime, dell'eroismo, del gusto della Bellezza nella poesia contemporanea. E parte da Milano il nuovo movimento per "occupare" la collina dell'"infinito" nel nome di Leopardi, e nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Alle ore 16 del 17 marzo 2011 "mille" poeti, scrittori, musicisti, pittori, artisti di ogni tipo, "marceranno" su Recanati e lì proclameranno la nuova era della Bellezza. Una spedizione simbolica i ricordo anche di quella dei "Mille" di Garibaldi. Quel giorno ognuno declamerà la poesia di Leopardi All'Italia "con l'intenzione di incoraggiare la rinascita politica sociale e artistica dell'Italia. Si tratta di una rivolta simbolica contro la tirannia del Brutto per liberare forme di esistenza e di creatività degne dell'infinito sublime che caratterizza l'universo in cui ci troviamo a vivere. Dopo la lettura della canzone leopardiana, i mille si manifesteranno con versi, discorsi, gesti, danze e suoni iscrivendo un capitolo nuovo nella vita del Paese" (Tomaso Kemeny).
Ed ecco le "nove ragioni" che domani Tomaso Kemeny leggerà e che dalla palazzina Liberty risuoneranno in Italia, "per ribellarsi all'Impero del Brutto":
1. L’Impero del Brutto ha conseguito lo scollamento tra il mondo degli ideali-valori e il mondo effettuale, determinando la cassazione dei desideri umani più elevati, anche nella dimensione della pubblica simbolizzazione.
2. La mancata simbolizzazione degli ideali nel tempo presente rovescia la tensione verso l’infinita bellezza-sublime nell’infinitamente piccolo e miserabile.
3. Così il lavoro artistico finisce per focalizzare trovatine non essendo, l’artista come tale, più in grado di elaborare le tecniche necessarie per dare una forma ispirata alla materia.
4. L’Impero del Brutto devasta la Natura in nome di una pretesa migliore qualità della vita.
5. L’Impero del Brutto designa il Denaro come fondamento del potere.
6. L’Impero del Brutto impone il Denaro come misura non solo estrinseca ma anche intrinseca delle Opere d’Arte.
7. Se non fossimo tutti complici di questa situazione, l’Impero del Brutto crollerebbe.
8. Il nostro destino di donne e uomini liberi ci rende responsabili della condanna a morte della Bellezza, che se non è un valore in sé, è il fondamento di tutti i valori.
9. Se agli ignavi ribellarsi all’Impero del Brutto, in nome della Bellezza, pare impossibile, la rivolta si rivela invece ineluttabile per tutti coloro che sanno dare ascolto al Demone della Poesia.
EVENTO/1: Domani a Milano si presenta l'antologia "Chi ha paura della Bellezza?" nella Palazzina Liberty
Domani, giovedì 28 ottobre alle ore 20.30, a Milano, la Casa della Poesia nella Palazzina Liberty (largo Marinai d'Italia 1), presentazione dell'antologia Chi ha paura della Bellezza?, a cura di Tomaso Kemeny. Si tratta di poesie e interventi critici proposti in un precedente evento dallo stesso titolo sempre nella palazzina Liberty.
Tomaso kemeny ha scritto: “Se il destino agli ignavi si presenta come necessità arcana, per coloro che sapranno ascoltare il demone della poesia esso si rivelerà come la folgorante libertà di vivere e operare secondo le forme inevitabili della Bellezza”. E ancora: "L’evento segna allo stesso tempo la nascita di un libro e del progetto di un mondo che pare impossibile, essendo fondato su quella energia in metamorfosi permanente definibile come Bellezza, la sola in grado di conferire un volto indeformabile a un’epoca attraverso uno stile (vedi il gotico, il barocco, il romantico, il surreale ecc.). I manichini di Giorgio De Chirico, senza volto, profeticamente raffigurano l’epoca post-umana. Nell’occasione si tracceranno sentieri che porteranno al volto di un mondo “più che umano”.
Ci saranno una serie di interventi-lampo: Roberto Barbolini, Mario Baudino, Robert Bly, Luisa Bonesio, Giuseppe Conte, Adele Desideri, Roberto Floreani, Gabriella Galzio, Mary de Rachewiltz, Angelo Lumelli, Francesco Macciò, Amos Mattio, Roberto Mussapi, Francesco Napoli, Fulvio Papi, Paolo Pietroni, Quirino Principe, Silvio Ramat, Ottavio Rossani, Arturo Schwarz, Alessandro Serpieri, Adele Succetti, Gèza Szöcs, Angelo Tonelli, Isabella Vincentini, Stefano Zecchi, Valentino Zeichen.
Tomaso Kemeny leggerà domani nel corso della manifestazione il seguente manifesto: "L’Impero del Brutto devasta la Natura in nome di una migliore qualità della Vita; impone il Denaro come unico fondamento possibile del Potere e come Misura del Valore delle Opere d’Arte. Se non fossimo complici di questa situazione, questo tipo di mondo non perdurerebbe. Il nostro Destino di Donne-Uomini Liberi ci rende responsabili della condanna a morte della Bellezza e del conseguente pervertimento letale della vita civile. L’attacco all’Impero del Brutto in nome della Bellezza, se pare impossibile agli Ignavi, si rivela necessario per tutti coloro in cui vive il Demone della Poesia".
Ho chiesto a Tomaso kemeny di spiegare perché questo nuovo appuntamento sulla Bellezza e la lotta contro il Brutto. Egli ha scritto: "Le avventure della Bellezza hanno avuto inizio negli anni ’80 con le “19 Tesi sulla vita della Bellezza” vergate da Mario Baudino, Giuseppe Conte, Rosita Copioli, Tomaso Kemeny, Roberto Mussapi e Stefano Zecchi e si accentuarono con la nascita del “Movimento Mitomodernista” nel 1995, ufficializzata al Teatro Filodrammatici di Milano. Ne conseguì la “Dichiarazione di Guerra alla Tirannia del Brutto” con echi internazionali particolarmente accesi negli Stati Uniti, in Germania e in Ungheria. Le varie azioni trovarono sbocco, con il contributo di sessanta poeti, filosofi,artisti, critici letterari, musicisti il 16 dicembre del 2008 alla Casa della Poesia di Milano, evento documentato nel volume Le avventure della Bellezza, 1988-2008 per i tipi di L'Arcipelago edizioni di Milano. Il 16 dicembre del 2009 l’evento Chi ha paura della Bellezza? trovò risposta negli interventi di poeti e operatori culturali che saranno nella serata di domani 28 ottobre documentati e distribuiti, in una nuova antologia, sempre per opera di L'Arcipelago edizioni, ai partecipanti alla manifestazione. Nell’occasione si tratterà di esplicitare le proprie intenzioni-progetti atti a cambiare la vita e il mondo secondo le forme irrinunciabili della Bellezza. L’evento sarà documentato in un terzo volume teso a realizzare “l’ultima utopia”.
EVENTO/2: Domani si proclama una marcia su Recanati di poeti e artisti per occupare l' "infinito" della Poesia. Nuovo manifesto contro il Brutto e per la Bellezza
Domani sera giovedì 28 ottobre 2010, nella palazzina Liberty di Milano, dalle ore 20.30 in poi, happening di poeti e artisti per ribadire la lotta contro il Brutto e la conquista della Bellezza. Rinasce il Movimento che circa vent'anni fa ha proiettato nel futuro, cioè nell'oggi, il nuovo gusto del sublime, dell'eroismo, del gusto della Bellezza nella poesia contemporanea. E parte da Milano il nuovo movimento per "occupare" la collina dell'"infinito" nel nome di Leopardi, e nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Alle ore 16 del 17 marzo 2011 "mille" poeti, scrittori, musicisti, pittori, artisti di ogni tipo, "marceranno" su Recanati e lì proclameranno la nuova era della Bellezza. Una spedizione simbolica i ricordo anche di quella dei "Mille" di Garibaldi. Quel giorno ognuno declamerà la poesia di Leopardi All'Italia "con l'intenzione di incoraggiare la rinascita politica sociale e artistica dell'Italia. Si tratta di una rivolta simbolica contro la tirannia del Brutto per liberare forme di esistenza e di creatività degne dell'infinito sublime che caratterizza l'universo in cui ci troviamo a vivere. Dopo la lettura della canzone leopardiana, i mille si manifesteranno con versi, discorsi, gesti, danze e suoni iscrivendo un capitolo nuovo nella vita del Paese" (Tomaso Kemeny).
Ed ecco le "nove ragioni" che domani Tomaso Kemeny leggerà e che dalla palazzina Liberty risuoneranno in Italia, "per ribellarsi all'Impero del Brutto":
1. L’Impero del Brutto ha conseguito lo scollamento tra il mondo degli ideali-valori e il mondo effettuale, determinando la cassazione dei desideri umani più elevati, anche nella dimensione della pubblica simbolizzazione.
2. La mancata simbolizzazione degli ideali nel tempo presente rovescia la tensione verso l’infinita bellezza-sublime nell’infinitamente piccolo e miserabile.
3. Così il lavoro artistico finisce per focalizzare trovatine non essendo, l’artista come tale, più in grado di elaborare le tecniche necessarie per dare una forma ispirata alla materia.
4. L’Impero del Brutto devasta la Natura in nome di una pretesa migliore qualità della vita.
5. L’Impero del Brutto designa il Denaro come fondamento del potere.
6. L’Impero del Brutto impone il Denaro come misura non solo estrinseca ma anche intrinseca delle Opere d’Arte.
7. Se non fossimo tutti complici di questa situazione, l’Impero del Brutto crollerebbe.
8. Il nostro destino di donne e uomini liberi ci rende responsabili della condanna a morte della Bellezza, che se non è un valore in sé, è il fondamento di tutti i valori.
9. Se agli ignavi ribellarsi all’Impero del Brutto, in nome della Bellezza, pare impossibile, la rivolta si rivela invece ineluttabile per tutti coloro che sanno dare ascolto al Demone della Poesia.
martedì 26 ottobre 2010
A Recanati!
A Recanati!
I mille sul colle dell’infinito.
Con in mente la bella avventura di coloro che nel maggio del 1860 partirono da Quarto, mille delegati delle Muse esiliate dalla Tirannia del Brutto contemporaneo, poeti, narratori, musicisti,pittori, architetti e uomini e donne in grado di fare battere il cuore dei loro orologi , alle ore 16 del 17 marzo 2011, a 150 anni dalla nascita dell’Italia Unita, occuperanno il colle dell’infinito per una lettura corale della canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi, con l’intenzione di incoraggiare la rinascita morale, estetica, politica ed economica dell’Italia.
Si tratta di una rivolta simbolica contro la Tirannia del Brutto per liberare forme di esistenza e di creatività degne dell’infinito sublime che caratterizza l’universo in cui ci troviamo a vivere. Si “attraverserà il Rubicone” per opporsi alla cecità contemporanea devastatrice della Natura e della vita interiore dell’umanità.
Dopo la lettura liturgica della canzone leopardiana, i mille si manifesteranno con versi, discorsi, gesti, danze e suoni iscrivendo un capitolo nuovo nella vita del Paese.
Tomaso Kemeny
28, ottobre, 2010
La Casa della Poesia
Milano
I mille sul colle dell’infinito.
Con in mente la bella avventura di coloro che nel maggio del 1860 partirono da Quarto, mille delegati delle Muse esiliate dalla Tirannia del Brutto contemporaneo, poeti, narratori, musicisti,pittori, architetti e uomini e donne in grado di fare battere il cuore dei loro orologi , alle ore 16 del 17 marzo 2011, a 150 anni dalla nascita dell’Italia Unita, occuperanno il colle dell’infinito per una lettura corale della canzone “All’Italia” di Giacomo Leopardi, con l’intenzione di incoraggiare la rinascita morale, estetica, politica ed economica dell’Italia.
Si tratta di una rivolta simbolica contro la Tirannia del Brutto per liberare forme di esistenza e di creatività degne dell’infinito sublime che caratterizza l’universo in cui ci troviamo a vivere. Si “attraverserà il Rubicone” per opporsi alla cecità contemporanea devastatrice della Natura e della vita interiore dell’umanità.
Dopo la lettura liturgica della canzone leopardiana, i mille si manifesteranno con versi, discorsi, gesti, danze e suoni iscrivendo un capitolo nuovo nella vita del Paese.
Tomaso Kemeny
28, ottobre, 2010
La Casa della Poesia
Milano

28,X,2010, ore 21, alla Casa della Poesia di Milano, Palazzina Liberty
l’evento-libro : “Chi ha paura della Bellezza?”
a cura di Tomaso Kemeny
(Arcipelago edizioni)
“Se il destino agli ignavi si presenta come necessità arcana, per coloro che sapranno ascoltare il Demone della Poesia esso si rivelerà come la folgorante libertà di vivere e operare secondo le forme inevitabili della Bellezza”
Tra gli interventi-lampo quelli di Roberto Barbolini, Mario Baudino, Robert Bly, Luisa Bonesio, Giuseppe Conte, Adele Desideri, Roberto Floreani. Mary de Rachewiltz, Angelo Lumelli, Francesco Macciò, Amos Mattio, Roberto Mussapi, Francesco Napoli, Fulvio Papi, Paolo Pietroni, Quirino Principe, Silvio Ramat, Arturo Schwarz, Alessandro Serpieri, Adele Succetti, Gèza Szocs, Angelo Tonelli, Isabella Vincentini, Stefano Zecchi, Valentino Zeichen.
Nunc et Semper Fight for Beauty !
T.K.
Preghiera al sublime scorpione
Preghiera al sublime scorpione
Con i tuoi mastodontici
pedipalpi a pinza
cattura le mafie a conduzione
familiare, politica, ecclesiale,
le confraternite finanziarie globalizzate
e avanti! con i tuoi aculei
inoculatori sterminali tutti quanti
in nome del merito e dell’onestà
prima che il mondo intero
sia ridotto a una selva nera
oltre la frontiera di ogni possibile
futura civiltà.
(Preghiera declamata il 28, IX, 2010, all’inaugurazione del anno quinto di vita della Casa della Poesia di Milano)
Con i tuoi mastodontici
pedipalpi a pinza
cattura le mafie a conduzione
familiare, politica, ecclesiale,
le confraternite finanziarie globalizzate
e avanti! con i tuoi aculei
inoculatori sterminali tutti quanti
in nome del merito e dell’onestà
prima che il mondo intero
sia ridotto a una selva nera
oltre la frontiera di ogni possibile
futura civiltà.
(Preghiera declamata il 28, IX, 2010, all’inaugurazione del anno quinto di vita della Casa della Poesia di Milano)
sabato 19 dicembre 2009
“Presentimenti” letti da T. Kemeny il giorno 17.XII.2009, alla Casa della Poesia di Milano, in occasione dell’evento Kaleidoscope in cui il grande pianista Antonio Ballista ha eseguito musiche di Rameau, Poulenc, Satie, Rossini e altri alternandosi alle letture poetiche di Milo De Angelis, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque, Giancarlo Majorino, Roberto Mussapi e Antonio Riccardi.
Presentimenti in dodici frammenti e un’ouverture
per Antonio Ballista
Ouverture
L’uomo contemporaneo
non ritrova l’albero della vita
e in esilio non toglie
il velo dal volto della morte.
Incendiando l’immaginazione dell’uomo
la donna cattura
la colomba nascosta
nel bosco dell’amore
Inseguendosi
l’uomo e la donna
scoprono parole
vive nel cristallo del ghiaccio
e seminano nel vento
l’esultanza dell’acqua
per giungere alle stelle.
1.
La mano del pianista
il silenzio trascolora
Il colore
nello specchio
in ogni sillaba
infranto,
s’appanna
La mano del pianista
tende all’infinito
ma oltre la nostalgia
dell’immagine sonora
assoluta
non approda
2.
anche in tempi di carestia
meteore della bellezza impossibile
scuotono la chioma
la nuda solitudine
è radiosa
tra leonesse
pietrificate
senza pudore
3. In silenzio le Muse
giocano alla mosca cieca
oltre le nubi di fuoco
Ma sono le Sirene
a incantare il marinaio
inavvertitamente fuori dal mondo
sulla nave bianca della Luna
dal desiderio scarnita
e a un filo della memoria
oltre le cortine del giorno
appesa
4.
Se la terra è chiusa
al meraviglioso
il pianista
con una mano ora solleva
le saracinesche
al di là della cortina
di tenebra
L’altra mano
si scatena immersa
nella criniera di leoni
nonstop.
5.
A nulla serve
ribellarsi :
i suoni cadono
come mosche
sui Venerdì Santi
o come sciabolate
sulle orecchie
quando non è
Antonio Ballista
al piano
6.
Nello sguardo delle Pleiadi
tra i succulenti frutti della vita
e i sudari della morte
si leggono presentimenti
d’infinito
se in un frammento
di poesia
la musica alla musica
si riannoda
6. bis
Frammento di poesia
sei senza fondamento
se subito alla musica
non ti riannodi.
7.
Sul pentagramma
del cielo di Milano
tra le nuvole
prendere la forma
dell’Aeolian arp
di Henry Cowell
scoprire poi
tracce del Ballabile
di Emmanuel Chabrier
tra i duri sogni
delle case di pietra
frammento interminato,
hai sapore di tempesta…
….
8.
Qui nei “presentimenti”
il nome inciso
s’invigorisce
fino al midollo-ritmico.
…
9.
Oltre le bambagie del sincopato,
il pianista
indossa una maschera
di nuvole bianche
e sogna germi del futuro
in musica
rendendo demoniaco
il nucleo del tempo post-umano
…
10.
“Dopo di noi non c’è nulla…
nemmeno il nulla,
che già sarebbe qualcosa”.
Quest’idea frulla
scema come una rosa invisibile
nella mente
del Conte di Kevenhuller;
per lui si evoca l’ancheggio
di un’ancella cresciuta
nell’orgia e nella deboscia
che con sale e pepe scroscia
nel vicolo allegro
il tempo scandito da timpani,
glockenspiel, xilofono,
tam tam, grancasse, campanacci
intervallati da piatti,
nacchere, fruste, martelli,
due arpe, archi e celesta
ma prima che la visione sia spenta
esigo un sorbetto alla menta.
11.
Tenero, negletto universo
dei timbrici impasti-
sorride
sotto le dita dionisiache del pianista
nello stupore di percezioni
virginee, e paradossalmente
cristalline.
Tenero, paradossale universo
degli impasti timbrici-
a infinita distanza
spazio/temporale
dalle ore, giorni e anni
prosasticamente
sbranati dai cani.
12.
Non il caos
ma la mostruosità
dell’informe
si arrende
a un raggio di bellezza
ora che il ritmo
segna i limiti
di un cosmo
sulla mappa
di questa notte
indimenticabile.
Presentimenti in dodici frammenti e un’ouverture
per Antonio Ballista
Ouverture
L’uomo contemporaneo
non ritrova l’albero della vita
e in esilio non toglie
il velo dal volto della morte.
Incendiando l’immaginazione dell’uomo
la donna cattura
la colomba nascosta
nel bosco dell’amore
Inseguendosi
l’uomo e la donna
scoprono parole
vive nel cristallo del ghiaccio
e seminano nel vento
l’esultanza dell’acqua
per giungere alle stelle.
1.
La mano del pianista
il silenzio trascolora
Il colore
nello specchio
in ogni sillaba
infranto,
s’appanna
La mano del pianista
tende all’infinito
ma oltre la nostalgia
dell’immagine sonora
assoluta
non approda
2.
anche in tempi di carestia
meteore della bellezza impossibile
scuotono la chioma
la nuda solitudine
è radiosa
tra leonesse
pietrificate
senza pudore
3. In silenzio le Muse
giocano alla mosca cieca
oltre le nubi di fuoco
Ma sono le Sirene
a incantare il marinaio
inavvertitamente fuori dal mondo
sulla nave bianca della Luna
dal desiderio scarnita
e a un filo della memoria
oltre le cortine del giorno
appesa
4.
Se la terra è chiusa
al meraviglioso
il pianista
con una mano ora solleva
le saracinesche
al di là della cortina
di tenebra
L’altra mano
si scatena immersa
nella criniera di leoni
nonstop.
5.
A nulla serve
ribellarsi :
i suoni cadono
come mosche
sui Venerdì Santi
o come sciabolate
sulle orecchie
quando non è
Antonio Ballista
al piano
6.
Nello sguardo delle Pleiadi
tra i succulenti frutti della vita
e i sudari della morte
si leggono presentimenti
d’infinito
se in un frammento
di poesia
la musica alla musica
si riannoda
6. bis
Frammento di poesia
sei senza fondamento
se subito alla musica
non ti riannodi.
7.
Sul pentagramma
del cielo di Milano
tra le nuvole
prendere la forma
dell’Aeolian arp
di Henry Cowell
scoprire poi
tracce del Ballabile
di Emmanuel Chabrier
tra i duri sogni
delle case di pietra
frammento interminato,
hai sapore di tempesta…
….
8.
Qui nei “presentimenti”
il nome inciso
s’invigorisce
fino al midollo-ritmico.
…
9.
Oltre le bambagie del sincopato,
il pianista
indossa una maschera
di nuvole bianche
e sogna germi del futuro
in musica
rendendo demoniaco
il nucleo del tempo post-umano
…
10.
“Dopo di noi non c’è nulla…
nemmeno il nulla,
che già sarebbe qualcosa”.
Quest’idea frulla
scema come una rosa invisibile
nella mente
del Conte di Kevenhuller;
per lui si evoca l’ancheggio
di un’ancella cresciuta
nell’orgia e nella deboscia
che con sale e pepe scroscia
nel vicolo allegro
il tempo scandito da timpani,
glockenspiel, xilofono,
tam tam, grancasse, campanacci
intervallati da piatti,
nacchere, fruste, martelli,
due arpe, archi e celesta
ma prima che la visione sia spenta
esigo un sorbetto alla menta.
11.
Tenero, negletto universo
dei timbrici impasti-
sorride
sotto le dita dionisiache del pianista
nello stupore di percezioni
virginee, e paradossalmente
cristalline.
Tenero, paradossale universo
degli impasti timbrici-
a infinita distanza
spazio/temporale
dalle ore, giorni e anni
prosasticamente
sbranati dai cani.
12.
Non il caos
ma la mostruosità
dell’informe
si arrende
a un raggio di bellezza
ora che il ritmo
segna i limiti
di un cosmo
sulla mappa
di questa notte
indimenticabile.
martedì 8 dicembre 2009
LA MASCHERA E IL RITUALE: TOMASO KEMENY
In RECITATIVI ROSSO PORPORA [1], la raccolta poetica che Tomaso Kemeny ha pubblicato nel 1989, una nota avverte che le "poesie […] raccolte (1965-1987) hanno in comune il fatto di derivare da "immagini auditive", da voci mentali, spesso dialogiche, di cui sono il libero sviluppo. Ma già in QUALITÀ DI TEMPO [2] uscito nel 1981, una nota raccontava un sogno dal quale sembra scaturire l'opera:
"Sognai di morire. Salii i cieli e giunsi in un castello di luce. Nascosto dietro un arazzo della sala centrale, intravidi un trono vuoto e vicino ad esso Mozart, Einstein, Beethoven, Rossini. Tra i presenti notai Ugo Foscolo che pareva discutere animatamente con un lattaio vestito di nero e senza volto. La mia collocazione definitiva fu in cucina. Pelavo patate".
Nel sogno l'io del sognatore intravede Adriano Spatola e riconosce anche altri poeti contemporanei. Sembra dunque trattenersi o essere trattenuto in cucina nella modesta veste di aiuto cuoco finché un giorno - continua a raccontare il sogno - non passò in cucina Foscolo e quando lo vide lo "obbligò a seguirlo in uno spiazzo di acciaio e cristallo illuminato da una sfera incandescente: cson voce imperiosa mi impose di comporre due serie di poesie. I testi dovevano essere quattordici in tutto" [3].
Proprio il sogno sembra mettere in evidenza che il bisogno di opporsi al "tradimento quotidiano" con i mezzi trasgressivi dell'avanguardia non deve significare adattamento a una modesta occupazione come il gesto di pelare patate. Il fatto di spostarsi dalla cucina alla sala d'acciaio e cristallo accompagnato da Foscolo sembrerebbe indicare che la ribellione dell'avanguardia deve trasformarsi nella missione del poeta civile. E il morire dell'inizio del sogno segna una nuova fase della vita in cui è necessario cambiare completamente atteggiamento rispetto a quello precedente.
Ma anche i saggi di critica letteraria, L'ARTE DI NON MORIRE [4], sono preceduti da un'introduzione in forma di favola: vi si racconta l'incontro col gemello immortale cui il gemello mortale deve lasciare spazio: "Il gemello, ombra mortale, libera il campo affinché quello immortale possa entra in questa…". Il racconto si interrompe e Kemeny aggiunge che la parola mancante dovrebbe essere "vita". Il primo saggio della raccolta è intitolato significativamente NELL'AURORA DEL DORMIVEGLIA e si fa riferimento a una memoria subliminare, quella appunto del dormiveglia, che lascia affiorare versi e ricordi.
In LA TRANSILVANIA LIBERATA, l'opera più recente che Tomaso Kemeny dedica alla sua patria magiara, il sottoltitolo, annunciando che si tratta di un poema "epiconirico", una "favola onirica" [5], sottolinea di nuovo tale natura e ripropone una modalità di composizione e di ispirazione che appartiene anche alle opere precedenti dell'autore. Tutta l'opera di Kemeny, anche quella del critico letterario, è dunque percorsa da un bisogno improrogabile di dar spazio al sogno, alla fiaba mitologica, ai sogni ad occhi aperti per entrare in contatto con una dimensione, quella del sogno e dell'inconscio, la sola che permetta di combattere proprio quel "tradimento quotidiano" di fronte al quale i mezzi dell'avanguardia appaiono al poeta troppo limitati.
In RECITATIVI ROSSO PORPORA, nell'unica poesia, a parere di Fulvio Papi [6], che enunci una dimensione di poetica nell'opera dell'autore, si chiarisce con un simbolo che riguarda il tempo quale sia il tradimento: si tratta di un orologio a cucù, un oggetto troppo grosso e ridicolo per essere portato nel taschino e che sostituisce il più borghese e conforme orologio a catena: "toglietelo dal taschino l'orologio a cucù / del tradimento quotidiano".
Secondo Papi l'orologio a cucù starebbe a indicare che il "tradimento quotidiano" è consumato "con una puerile e grossolana estetizzazione, con un gioco sciocco che dona belletti alla durezza delle cose […]. Il tradimento lo si respira nell'aria, distribuisce identità e compiacenze in uno sfiguramento del dono della vita. L'io proprietario, dice ancora lo studioso, è anche colui che detiene tempo, memoria, tradizione, enunciazione, significati: per il quale il mondo è ordinato in una definitiva deprivazione" [7]. C'è dunque il rifiuto d'un'identità borghese ordinata e scandita dal tempo dell'orologio a cucù, o dell'orologio a catena, e insieme la percezione dei limiti dell'atteggiamento a questo puramente antagonista, di un antiborghesismo di rottura e di critica, di un semplice rifiuto dell'inaccettabile realtà esterna, come se fosse l'unica dimensione dell'esistente.
Nel saggio citato prima, analizzando i versi finali di L'UNION LIBRE di Andrè Breton, Kemeny scrive:
"Il procedimento surreale manifesta l'incantesimo convulso della "meravigliosa metamorfosi" che celebra l'impossibilità di una sintesi configurante. I "semi figurativi", selezionati da campi semantici lontanissimi, si esaltano in una serie di contenuti irriducibili a una semantica che non sia immaginaria" [8].
Con Breton si sottolinea dunque la possibilità di trasformazione e di metamorfosi raggiunta grazie alla forza delle immagini interiori e alle capacità dell'immaginazione e più avanti, facendo riferimento a Dylan Thomas, si ribadisce che non solo è impossibile la conciliazione degli opposti ma che "l'irriducibile rischio del loro contrasto permanente" dà vita a immagini originarie, unica voce in cui risuonano mondi molteplici. Proprio questi due esempi rivelano come non basti opporre all'unilateralità della visione borghese la visione contraria, all'ordine il disordine, al conformismo l'anticonformismo. C'è invece una necessità di andare oltre che sembra legarsi strettamente in Kemeny, come vedremo subito, alle proprie vicende biografiche e a spingerlo a porre in primo piano la ricerca di una più vasta identità in cui, come emerge con sempre più chiarezza, il canto della bellezza appare legato al recupero delle proprie origini. Kemeny è nato in Ungheria ed è arrivato in Italia a sette anni, bambino profugo che ha già alle spalle la morte del proprio padre naturale e la fuga precipitosa del padre adottivo.
Giuseppe Conte [9] ha messo l'accento sulle diverse vesti in cui Tomaso Kemeny appare: l'intellettuale, il poeta italiano pronto alla bizzarria e al paradosso, ma anche l'ungherese discendente degli antichi nomadi che dopo aver razziato l'Asia sino all'Europa si fermarono come popolo stanziale in Transilvania. Ma Conte ha anche indicato il nucleo conflittuale della biografia del poeta: ancora ragazzino, negli anni della Seconda guerra mondiale, Tomaso Kemeny arrivò in Italia a causa della grande tragedia dell'Est europeo; dopo essere entrato in Transilvania come liberatore, il padre era morto sul Fronte russo combattendo per l'Asse. Il padre adottivo, invece, socialdemocratico e pacifista, e durante la guerra prigioniero in un campo di concentramento, "con una presa di posizione coerente e coraggiosa", come sottolinea Conte, aveva rifiutato il posto che gli era stato offerto dal governo insediatosi dopo l'arrivo dell'Armata russa: "Così l'uomo che aveva conosciuto il campo di concentramento delle autorità ungheresi filofasciste, rischiò di conoscere quelli delle nuove autorità comuniste. Ma, avvertito in tempo, il Venerdì Santo del 1947 fuggì precipitosamente in Italia, aggregandosi come finto massaggiatore alla squadra di calcio. Il ragazzino Tomaso, di sette anni, si ritrovò in un campo profughi vicino a Napoli, cominciò a giocare con gli scugnizzi, vide il suo primo film italiano, TOTÒ AL GIRO D'ITALIA, si innamorò della nostra lingua".
La dura esperienza dell'infanzia lo aveva portato al confronto con due padri che avevano aderito a due ideologie diverse e opposte, i quali tragicamente e paradossalmente erano stati stati messi in pericolo di vita da opposte ideologie. La necessità di denunciare il "tradimento quotidiano" ha dunque soprattutto a che fare con un'avversione profondissima nei confronti di un'ideologia "esterna" cui ubbidire, su cui fondare la propria identià come atto di fede verso una dimensione non scaturita dall'io. Di qui un gioco di mascheramenti, smascheramenti, e travestimenti, non solo la figura di Don Giovanni e quella di Attila, del seduttore e del guerriero, ma di tante altre maschere. Come sottolinea Isabella Vicentini, c'è sempre in Kemeny un aspetto che va oltre tutti i mascheramenti [10]: lo vede infatti come esperto dei ferri del mestiere, come strano e autonomo sperimentatore affine all'avanguardia, oppure come "scardinatore ilare e festoso, barocco e surreale; virtuoso, brutalizzatore della sintassi, sbeffeggiatore energico e passionale, dissacratore fiabesco, biblico ed erotico; burlesco ed enigmatico costruttore di altezze messe alla berlina, di frantumazioni e silenzi, assenze e sospensioni, forme distorte e ricostruite, paradossi, ellissi, ferite e suture". Nonostante Kemeny sia "avveduto e smaliziato", conclude la studiosa, Kemeny "ha saputo non nascondersi dietro i suoi abili ferri del mestiere ma, con quella spoliazione necessaria al poeta, mostrare un'anima stupefatta".
La ricerca come fonte di vita della parte più profonda di sé, della camera d'acciaio e di cristallo, è insieme tensione verso il centro in cui poter sempre "rincasare" e in cui le ferite vengono non solo curate ma guarite come emerge da PICCOLO SALTERIO MITOMODERNISTA IN 7 TEMPI del Natale 2002:
"Sono pervenuto in una reverie senza fine:
le porte si sono chiuse come ferite completamente guarite,
le finestre non si ricordavano d'essersi spalancate
se non nel mio cervello per adorare la natura
e il letto è divenuto una pianura selvaggia
e lo sgabello serviva da trono
per il deretano del clandestino
inebriato di assoluto
e io servo Titania la regina delle Fate
e muto la mia solitudine
nell'orgia spirituale
più intensa dai tempi di S. Teresa D'Avila".
Proprio questo punto d'arrivo mostra come il poeta sia riuscito a realizzare quella premessa che aveva affidato a una citazione di Giuseppe Pontiggia: "occupare il centro, muovere tutti i pezzi a questo fine, sapendo sempre che l'altro è più importante".
Che cosa sia l'Altro è detto con perentoria autorità direttamente dalla musa in PAROLE DELLA MUSA:
"La velocità cancella i contorni
e il teschio e la rosa
segnano sulla retina la smorfia
a divorare il pensiero in schegge
e l'inferno s'invigorisce
e il coro degli angeli balbetta
strofe insensate. La marea delle ore in gabbia sfida
in vortici sempre più intensi
i disegni della natura
e il futuro si smarrisce in incubi virtuali.
Tu hai un unico dovere,
quello di sempre, non lo scordare:
porta le parole a sprigionare
il canto della terra
che ruota in un sogno di bellezza immortale".
L'approdo in anni recenti al Mitomodernismo è adesione a un'arte non annientata dalla distruzione cui il pericoloso quotidiano ha sottoposto la natura tentando di sottometterla e di sfregiarla privandola della bellezza, tentando di eliminarne ogni traccia di sacralità. Oggi che la sfida sembra questa, Kemeny la raccoglie con un nuovo travestimento e con una nuova più profonda identità, quella dello sciamano intento a compiere un irrinunciabile e non più rimandabile rituale propiziatorio.
[1] T. Kemeny, RECITATIVI ROSSO PORPORA, Udine, Campanotto.
[2] T. Kemeny, QUALITÀ DI TEMPO, Parma, Guanda, 1981. IL LIBRO DELL'ANGELO, Parma, Guanda, 1991.
[3] Ibidem, p. 81.
[4] T. Kemeny, L'ARTE DI NON MORIRE. INTERVENTI DI POETICA E SAGGI DI ANGLISTICA, Udine, Campanotto, 2000.
[5] T. Kemeny, LA TRANSILVANIA LIBERATA. POEMA EPICONIRICO, Milano, Effigie, 2005.
[6] F. Papi, LA RIPETIZIONE CREATIVA, in "I Quaderni del battello ebbro", 14-15-16 giugno 1995, p. 57.
[7] Ibidem, p. 58.
[8] T. Kemeny, L'ARTE DI NON MORIRE, cit., p. 16.
[9] G. Conte, "Il Giornale", 19-6-2005.
[10] I. Vicentini, AL CENTRO DELLA LUCE, in "I Quaderni del battello ebbro", cit.
[Rossana Dedola]
"Sognai di morire. Salii i cieli e giunsi in un castello di luce. Nascosto dietro un arazzo della sala centrale, intravidi un trono vuoto e vicino ad esso Mozart, Einstein, Beethoven, Rossini. Tra i presenti notai Ugo Foscolo che pareva discutere animatamente con un lattaio vestito di nero e senza volto. La mia collocazione definitiva fu in cucina. Pelavo patate".
Nel sogno l'io del sognatore intravede Adriano Spatola e riconosce anche altri poeti contemporanei. Sembra dunque trattenersi o essere trattenuto in cucina nella modesta veste di aiuto cuoco finché un giorno - continua a raccontare il sogno - non passò in cucina Foscolo e quando lo vide lo "obbligò a seguirlo in uno spiazzo di acciaio e cristallo illuminato da una sfera incandescente: cson voce imperiosa mi impose di comporre due serie di poesie. I testi dovevano essere quattordici in tutto" [3].
Proprio il sogno sembra mettere in evidenza che il bisogno di opporsi al "tradimento quotidiano" con i mezzi trasgressivi dell'avanguardia non deve significare adattamento a una modesta occupazione come il gesto di pelare patate. Il fatto di spostarsi dalla cucina alla sala d'acciaio e cristallo accompagnato da Foscolo sembrerebbe indicare che la ribellione dell'avanguardia deve trasformarsi nella missione del poeta civile. E il morire dell'inizio del sogno segna una nuova fase della vita in cui è necessario cambiare completamente atteggiamento rispetto a quello precedente.
Ma anche i saggi di critica letteraria, L'ARTE DI NON MORIRE [4], sono preceduti da un'introduzione in forma di favola: vi si racconta l'incontro col gemello immortale cui il gemello mortale deve lasciare spazio: "Il gemello, ombra mortale, libera il campo affinché quello immortale possa entra in questa…". Il racconto si interrompe e Kemeny aggiunge che la parola mancante dovrebbe essere "vita". Il primo saggio della raccolta è intitolato significativamente NELL'AURORA DEL DORMIVEGLIA e si fa riferimento a una memoria subliminare, quella appunto del dormiveglia, che lascia affiorare versi e ricordi.
In LA TRANSILVANIA LIBERATA, l'opera più recente che Tomaso Kemeny dedica alla sua patria magiara, il sottoltitolo, annunciando che si tratta di un poema "epiconirico", una "favola onirica" [5], sottolinea di nuovo tale natura e ripropone una modalità di composizione e di ispirazione che appartiene anche alle opere precedenti dell'autore. Tutta l'opera di Kemeny, anche quella del critico letterario, è dunque percorsa da un bisogno improrogabile di dar spazio al sogno, alla fiaba mitologica, ai sogni ad occhi aperti per entrare in contatto con una dimensione, quella del sogno e dell'inconscio, la sola che permetta di combattere proprio quel "tradimento quotidiano" di fronte al quale i mezzi dell'avanguardia appaiono al poeta troppo limitati.
In RECITATIVI ROSSO PORPORA, nell'unica poesia, a parere di Fulvio Papi [6], che enunci una dimensione di poetica nell'opera dell'autore, si chiarisce con un simbolo che riguarda il tempo quale sia il tradimento: si tratta di un orologio a cucù, un oggetto troppo grosso e ridicolo per essere portato nel taschino e che sostituisce il più borghese e conforme orologio a catena: "toglietelo dal taschino l'orologio a cucù / del tradimento quotidiano".
Secondo Papi l'orologio a cucù starebbe a indicare che il "tradimento quotidiano" è consumato "con una puerile e grossolana estetizzazione, con un gioco sciocco che dona belletti alla durezza delle cose […]. Il tradimento lo si respira nell'aria, distribuisce identità e compiacenze in uno sfiguramento del dono della vita. L'io proprietario, dice ancora lo studioso, è anche colui che detiene tempo, memoria, tradizione, enunciazione, significati: per il quale il mondo è ordinato in una definitiva deprivazione" [7]. C'è dunque il rifiuto d'un'identità borghese ordinata e scandita dal tempo dell'orologio a cucù, o dell'orologio a catena, e insieme la percezione dei limiti dell'atteggiamento a questo puramente antagonista, di un antiborghesismo di rottura e di critica, di un semplice rifiuto dell'inaccettabile realtà esterna, come se fosse l'unica dimensione dell'esistente.
Nel saggio citato prima, analizzando i versi finali di L'UNION LIBRE di Andrè Breton, Kemeny scrive:
"Il procedimento surreale manifesta l'incantesimo convulso della "meravigliosa metamorfosi" che celebra l'impossibilità di una sintesi configurante. I "semi figurativi", selezionati da campi semantici lontanissimi, si esaltano in una serie di contenuti irriducibili a una semantica che non sia immaginaria" [8].
Con Breton si sottolinea dunque la possibilità di trasformazione e di metamorfosi raggiunta grazie alla forza delle immagini interiori e alle capacità dell'immaginazione e più avanti, facendo riferimento a Dylan Thomas, si ribadisce che non solo è impossibile la conciliazione degli opposti ma che "l'irriducibile rischio del loro contrasto permanente" dà vita a immagini originarie, unica voce in cui risuonano mondi molteplici. Proprio questi due esempi rivelano come non basti opporre all'unilateralità della visione borghese la visione contraria, all'ordine il disordine, al conformismo l'anticonformismo. C'è invece una necessità di andare oltre che sembra legarsi strettamente in Kemeny, come vedremo subito, alle proprie vicende biografiche e a spingerlo a porre in primo piano la ricerca di una più vasta identità in cui, come emerge con sempre più chiarezza, il canto della bellezza appare legato al recupero delle proprie origini. Kemeny è nato in Ungheria ed è arrivato in Italia a sette anni, bambino profugo che ha già alle spalle la morte del proprio padre naturale e la fuga precipitosa del padre adottivo.
Giuseppe Conte [9] ha messo l'accento sulle diverse vesti in cui Tomaso Kemeny appare: l'intellettuale, il poeta italiano pronto alla bizzarria e al paradosso, ma anche l'ungherese discendente degli antichi nomadi che dopo aver razziato l'Asia sino all'Europa si fermarono come popolo stanziale in Transilvania. Ma Conte ha anche indicato il nucleo conflittuale della biografia del poeta: ancora ragazzino, negli anni della Seconda guerra mondiale, Tomaso Kemeny arrivò in Italia a causa della grande tragedia dell'Est europeo; dopo essere entrato in Transilvania come liberatore, il padre era morto sul Fronte russo combattendo per l'Asse. Il padre adottivo, invece, socialdemocratico e pacifista, e durante la guerra prigioniero in un campo di concentramento, "con una presa di posizione coerente e coraggiosa", come sottolinea Conte, aveva rifiutato il posto che gli era stato offerto dal governo insediatosi dopo l'arrivo dell'Armata russa: "Così l'uomo che aveva conosciuto il campo di concentramento delle autorità ungheresi filofasciste, rischiò di conoscere quelli delle nuove autorità comuniste. Ma, avvertito in tempo, il Venerdì Santo del 1947 fuggì precipitosamente in Italia, aggregandosi come finto massaggiatore alla squadra di calcio. Il ragazzino Tomaso, di sette anni, si ritrovò in un campo profughi vicino a Napoli, cominciò a giocare con gli scugnizzi, vide il suo primo film italiano, TOTÒ AL GIRO D'ITALIA, si innamorò della nostra lingua".
La dura esperienza dell'infanzia lo aveva portato al confronto con due padri che avevano aderito a due ideologie diverse e opposte, i quali tragicamente e paradossalmente erano stati stati messi in pericolo di vita da opposte ideologie. La necessità di denunciare il "tradimento quotidiano" ha dunque soprattutto a che fare con un'avversione profondissima nei confronti di un'ideologia "esterna" cui ubbidire, su cui fondare la propria identià come atto di fede verso una dimensione non scaturita dall'io. Di qui un gioco di mascheramenti, smascheramenti, e travestimenti, non solo la figura di Don Giovanni e quella di Attila, del seduttore e del guerriero, ma di tante altre maschere. Come sottolinea Isabella Vicentini, c'è sempre in Kemeny un aspetto che va oltre tutti i mascheramenti [10]: lo vede infatti come esperto dei ferri del mestiere, come strano e autonomo sperimentatore affine all'avanguardia, oppure come "scardinatore ilare e festoso, barocco e surreale; virtuoso, brutalizzatore della sintassi, sbeffeggiatore energico e passionale, dissacratore fiabesco, biblico ed erotico; burlesco ed enigmatico costruttore di altezze messe alla berlina, di frantumazioni e silenzi, assenze e sospensioni, forme distorte e ricostruite, paradossi, ellissi, ferite e suture". Nonostante Kemeny sia "avveduto e smaliziato", conclude la studiosa, Kemeny "ha saputo non nascondersi dietro i suoi abili ferri del mestiere ma, con quella spoliazione necessaria al poeta, mostrare un'anima stupefatta".
La ricerca come fonte di vita della parte più profonda di sé, della camera d'acciaio e di cristallo, è insieme tensione verso il centro in cui poter sempre "rincasare" e in cui le ferite vengono non solo curate ma guarite come emerge da PICCOLO SALTERIO MITOMODERNISTA IN 7 TEMPI del Natale 2002:
"Sono pervenuto in una reverie senza fine:
le porte si sono chiuse come ferite completamente guarite,
le finestre non si ricordavano d'essersi spalancate
se non nel mio cervello per adorare la natura
e il letto è divenuto una pianura selvaggia
e lo sgabello serviva da trono
per il deretano del clandestino
inebriato di assoluto
e io servo Titania la regina delle Fate
e muto la mia solitudine
nell'orgia spirituale
più intensa dai tempi di S. Teresa D'Avila".
Proprio questo punto d'arrivo mostra come il poeta sia riuscito a realizzare quella premessa che aveva affidato a una citazione di Giuseppe Pontiggia: "occupare il centro, muovere tutti i pezzi a questo fine, sapendo sempre che l'altro è più importante".
Che cosa sia l'Altro è detto con perentoria autorità direttamente dalla musa in PAROLE DELLA MUSA:
"La velocità cancella i contorni
e il teschio e la rosa
segnano sulla retina la smorfia
a divorare il pensiero in schegge
e l'inferno s'invigorisce
e il coro degli angeli balbetta
strofe insensate. La marea delle ore in gabbia sfida
in vortici sempre più intensi
i disegni della natura
e il futuro si smarrisce in incubi virtuali.
Tu hai un unico dovere,
quello di sempre, non lo scordare:
porta le parole a sprigionare
il canto della terra
che ruota in un sogno di bellezza immortale".
L'approdo in anni recenti al Mitomodernismo è adesione a un'arte non annientata dalla distruzione cui il pericoloso quotidiano ha sottoposto la natura tentando di sottometterla e di sfregiarla privandola della bellezza, tentando di eliminarne ogni traccia di sacralità. Oggi che la sfida sembra questa, Kemeny la raccoglie con un nuovo travestimento e con una nuova più profonda identità, quella dello sciamano intento a compiere un irrinunciabile e non più rimandabile rituale propiziatorio.
[1] T. Kemeny, RECITATIVI ROSSO PORPORA, Udine, Campanotto.
[2] T. Kemeny, QUALITÀ DI TEMPO, Parma, Guanda, 1981. IL LIBRO DELL'ANGELO, Parma, Guanda, 1991.
[3] Ibidem, p. 81.
[4] T. Kemeny, L'ARTE DI NON MORIRE. INTERVENTI DI POETICA E SAGGI DI ANGLISTICA, Udine, Campanotto, 2000.
[5] T. Kemeny, LA TRANSILVANIA LIBERATA. POEMA EPICONIRICO, Milano, Effigie, 2005.
[6] F. Papi, LA RIPETIZIONE CREATIVA, in "I Quaderni del battello ebbro", 14-15-16 giugno 1995, p. 57.
[7] Ibidem, p. 58.
[8] T. Kemeny, L'ARTE DI NON MORIRE, cit., p. 16.
[9] G. Conte, "Il Giornale", 19-6-2005.
[10] I. Vicentini, AL CENTRO DELLA LUCE, in "I Quaderni del battello ebbro", cit.
[Rossana Dedola]
DIALOGO libri intervista a Tomaso Kemeny
Tomaso Kemeny:
poeta italiano di Budapest
Milano, 31 marzo 2001 ore 11
Con un’espressione un po’ sperduta poiché s’era dimenticato del nostro appuntamento, Tomaso mi fa sedere togliendo libri e qualche briciola della colazione, sul divano del salotto
Ho letto un suo studio sul poeta lord Byron che inizia con la orgogliosa frase di Orazio a conclusione delle Odi "Non omnis moriar"; cosa non morirà Tomaso dei suoi lavori, come poeta, dei suoi studi, come ricercatore e docente universitario a Pavia di lingua e letteratura inglese?
Tomaso Kemeny (nato a Budapest nel 1939 e trasferitosi a Milano nel 1948, dopo esser sfuggito con la famiglia al colpo di stato russo contro i socialisti che aveva costretto all’espatrio il suo secondo padre, un pacifista, e dopo la permanenza in un campo di profughi presso Bagnoli) risponde ridendo: "Io spererei che rimanessero anche le poesie che ho scritto da ragazzo (compongo da quando avevo dodici anni… anche se il mio primo libro "Il guanto del sicario", uscito in due lingue fu pubblicato per volontà di un amico di New York nel 1976… Ho abitato alcuni anni a Chicago ma poi preferii l’Italia e la sua cultura). Mi piacerebbe restasse proprio la prima poesia in memoria di mio padre caduto in Russia. Cominciava così: "Morì combattendo…" Ma non ho dedicato cure a ricostruire il tutto.. spero che lo faccia qualcuno quando io non ci sarò. Sono disordinato, scrivo di continuo e non penso mai a ciò che rimane ma a ciò che desidero che sia. E butto via molto. Non sono un piccolo risparmiatore di sperma, come dice un mio caro amico; io non risparmio nemmeno l’alito. La mia poesia è molto vicina alla vita, sarà difficile che sopravviva quando io non ci sarò.
Io penso sempre a quello che farò domani e mi dimentico dell’ieri.
Ma dato che siamo mortali, spero che ci sia un mondo che abbia un minimo d’interesse per una poesia vitale come la mia."
La sua poesia è carica anche di sensualità.
Ma perché allora "La rima non scalda" come recita il titolo della plaquette per Dialogolibri? Per lord Byron lo scrivere poesie era un ripiego alla passione patriottica.
"Per me la poesia significa moltissimo; senza di essa la vita non avrebbe un confine e una profondità. Non ritengo la poesia un artigianato per quanto ne possieda un aspetto: si devono conoscere le regole delle composizioni; però penso sia anche una sorta di magia in cui le parole che sono del tutto insensate e servono per ingannare il prossimo finalmente assumono un aspetto di verità. Mentre penso che il mondo politico e il mondo economico come tutto il mondo umano siano basati sulla retorica dell’aver ragione a tutti i costi, la poesia riconosce che l’uomo ha sempre torto davanti alla bellezza assoluta e quindi alla verità.
Byron ha un io titanico che si misura col mondo romanticamente . Io, che sono una piccolissima goccia di questo mare, non sento questa forza in me, ma nella tradizione poetica.
Sono così forse l’ultimo pazzo che crede nella magia della parola che trasmuta l’insensato vuoto della vita . Che differenza c’è tra bugia e poesia? La menzogna è una maschera con la quale diciamo ciò che vorremmo, la poesia non dice ciò che vorrebbe ma ciò che s’intuisce come vero.Oggi tutti dicono che la verità non esiste, che tutto è relativo. Così poco alla volta decostruiscono l’Io divenendo i rappresentanti di commercio del proprio interesse: fingono che l’Io non ci sia per far degli affari. Invece l’Io c’è , ma se si toglie l’aspetto estetico rimane un io pratico. La poesia è inutile nel senso migliore del termine; non serve ad agire ma ad essere. E’ dunque un fatto metafisico, e nel disperato silenzio di oggi la parola è ancora più importante della passione. Prometeo che strappò il fuoco agli dei ha strappato loro anche la parola che è il dono più grande."
Un silenzio rumoroso quello di oggi…In questo periodo di confusione nel quale le Muse spaventate si ritraggono, la parola vera del poeta ha un futuro?
"Contrariamente a Marinetti che della velocità ha fatto un mito, io vorrei inventare il ‘rallentometro’. Questa originalità a tutti i costi del moderno, andrebbe sostituita invece da un ritorno alla origini. Tutti corrono e non hanno nulla da dire..il poeta ha troppo da dire e soffoca…deve rallentare per limare…oggi la poesia è fondamentale come la pittura che ‘blocca’ tutto…Il nuovo Mito deve essere costituito dalla poesia come Parola Rallentata. La misura assoluta non è la velocità ma l’Eternità che non ha inizio né fine. Poiché a noi l’eternità è preclusa almeno permettiamoci di esser lenti. Creiamo una scuola di Lentezza. La società oggi vuole cancellare gli opposti: giovane/vecchio e veloce/lento comicamente diventano giovane/veloce. Togliere il gioco degli opposti ci fa essere degli automi mal riusciti.
La poesia deve anche insegnare l’inconciliabilità degli opposti e l’anticonformismo. Presso gli artisti americani nasce ora il mito del Post-Umano: si vuole essere solo brutti anzi orrendi. E’ una ribellione al mito della velocità questo preferir esser dei mostri.
Io invece vorrei ritornar alle meraviglie di Venere, alla sua bellezza."
Nella sua poesia mi sembra si avverta il contrasto a proposito di bellezza muliebre tra la donna in senso neo-classico come ispiratrice e la donna nella sua sensualità.
"Sì è un mistero. La traccia della divinità dell’universo è nella bellezza: c’è nella mente umana il desiderio del cosmo, cioè di un’unità. Invece nel nostro modo di vivere c’è l’opposto: frammentazione, molteplicità di linguaggi, di atteggiamenti, di maschere…io ho l’illusione che in ogni errore di stampa ci sia il mistero della seduzione femminile .. ma per non impazzire -dice ridendo- è bene anche avere un piccolo rapporto erotico...per disinnescare l’esplosivo… Quando Petrarca scriveva ‘…morte parea bella nel suo bel viso…più che neve bianca…’ riferendosi a Laura, intuisce che c’è qualcosa di sublime nella bellezza femminile. Che poi ci sia davvero è secondario, ma la morte che è la cosa più brutta si rovescia e diventa bella nel volto di lei. Nella mia miserabile poesia invece il sacro è proprio nel corpo non nell’idea, perché nel corpo della donna è l’idea, forse l’unica che non marcisce. Chi non è donna percepisce questa idea come fuori da sé e per quanto un uomo possa amare una donna non la possiederà mai perché c’è sempre qualcosa in lei che va al di là’ e ciò è poesia e va tradotto e detto allora col ritmo. La bellezza femminile è il sogno dell’unità del cosmo, per un uomo."
L’unità del cosmo dunque non è in Dio né in nessun dio dei miti.
"Il Cristianesimo e il Buddismo elevano molto lo spirito ma per me il corpo della donna è il tempio e la donna è l’incarnazione, è il dio. Spero naturalmente anche che la donna abbia bisogno di un uomo –sorride- anche se ciò non è più poesia. Ho sempre pensato che i poeti hanno inventato dio, che Mosè fosse un poeta.
Così per Mozart e Beethoven e in Dante al di là della componente religiosa si sente una potenza sacra.
Il protestante Byron aveva detto che l’amore poiché finisce è sempre una cacciata dall’Eden. Per me invece l’Eden è ovunque nasca il miracolo di una reciproca visione dell’unità, quando due esseri anche dello stesso sesso si sentono complementari, ciò è sacro.
Così i sensi non sono che le finestre sull’universo e il sacro non ha nulla a che spartire con la velocità".
La sua poesia è anche epica.
Sì ho scritto un poema epico "La Transilvania liberata" che uscirà a settembre.
L’epica nacque in me come esigenza organica quando persi mia madre che mi amava molto anche se litigavamo tanto, unico contatto con le mie origini. Lei mi cantava queste musiche della Transilvania ungherese (tolta, essa che ne era il cuore, all’Ungheria nel 1920) dove ella era nata e dove nacquero il grande poeta Endre e pure Bela Bartok, musicista.
Quando scomparve ho sentito io il dovere di cantarle -Tomaso si commuove - se pur in una lingua d’acquisto. A livello quasi sciamanico poiché nell’epica bisogna spossessarsi dell’io, ho allora scritto questi 12 canti non in modo libresco ma ascoltando i miei ricordi.
Sto traducendoli ora in ungherese ma…il problema è che non sono cattolico… e l’Ungheria deve molto al Papa! In essi l’Ungheria è vista come L’Agnus Dei, crocifissa, è un Cristo, ma c’è anche il dio Sole: la mia è terra pagana con tradizioni antecedenti l’anno mille anche orientali. Son state cancellate ma io le sento nel sangue, anche se a livello di rapporto sociale condivido ovviamente il cristianesimo.Tuttavia la bellezza è pagana . Il bello è ovunque nelle cose mentre per la tradizione ebraico-cristiana in esse vi è solo una traccia della bellezza del Dio inarrivabile.
Persino in Dante si sente questo contrasto tra teologia e arte. Ecco perché per Platone i poeti mentono e vanno cacciati: vedono il bello nelle cose mentre è solo nel mondo delle idee. Al contrario di Sofocle. La poesia è un’arte terrificante in contrasto sia con la filosofia che con la religione.
Ecco io vorrei per tornare all’inizio, che restasse di me questa capacità di non rimandare a domani l’utopia e il sogno ma di scorgerli nella realtà che anzi sono vero sogno e utopia. Bisogna saper sognare a occhi aperti che è una posizione estetizzante ma non astratta nemmeno dal bere un bicchier di vino."
I poeti sono folli come il suo adorato e citato Tasso
" C’è una follia che è ovviamente malattia. I poeti in realtà sono i medici della cultura. La follia è nella storia, nei politici. La follia dei poeti è l’immaginazione che è l’unica forma di saggezza rimasta. Ed è verità che va oltre i sensi e l’intelletto. I poeti son stravaganti nei dettagli pratici perché metton tutte le energie nell’occhio mentale che è quello che vede la verità"
L’intervista è finita : Tomaso con la sua voce simile a un’acqua sotterranea sussurrante mi ricorda con stupore e orgoglio che durante il conferimento di un premio a Parigi fu chiamato "poeta italiano".
Ci salutiamo mentre sua moglie,una donna dolcissima, che è tornata dalla spesa si scusa per il disordine.
Anna M. Simm
poeta italiano di Budapest
Milano, 31 marzo 2001 ore 11
Con un’espressione un po’ sperduta poiché s’era dimenticato del nostro appuntamento, Tomaso mi fa sedere togliendo libri e qualche briciola della colazione, sul divano del salotto
Ho letto un suo studio sul poeta lord Byron che inizia con la orgogliosa frase di Orazio a conclusione delle Odi "Non omnis moriar"; cosa non morirà Tomaso dei suoi lavori, come poeta, dei suoi studi, come ricercatore e docente universitario a Pavia di lingua e letteratura inglese?
Tomaso Kemeny (nato a Budapest nel 1939 e trasferitosi a Milano nel 1948, dopo esser sfuggito con la famiglia al colpo di stato russo contro i socialisti che aveva costretto all’espatrio il suo secondo padre, un pacifista, e dopo la permanenza in un campo di profughi presso Bagnoli) risponde ridendo: "Io spererei che rimanessero anche le poesie che ho scritto da ragazzo (compongo da quando avevo dodici anni… anche se il mio primo libro "Il guanto del sicario", uscito in due lingue fu pubblicato per volontà di un amico di New York nel 1976… Ho abitato alcuni anni a Chicago ma poi preferii l’Italia e la sua cultura). Mi piacerebbe restasse proprio la prima poesia in memoria di mio padre caduto in Russia. Cominciava così: "Morì combattendo…" Ma non ho dedicato cure a ricostruire il tutto.. spero che lo faccia qualcuno quando io non ci sarò. Sono disordinato, scrivo di continuo e non penso mai a ciò che rimane ma a ciò che desidero che sia. E butto via molto. Non sono un piccolo risparmiatore di sperma, come dice un mio caro amico; io non risparmio nemmeno l’alito. La mia poesia è molto vicina alla vita, sarà difficile che sopravviva quando io non ci sarò.
Io penso sempre a quello che farò domani e mi dimentico dell’ieri.
Ma dato che siamo mortali, spero che ci sia un mondo che abbia un minimo d’interesse per una poesia vitale come la mia."
La sua poesia è carica anche di sensualità.
Ma perché allora "La rima non scalda" come recita il titolo della plaquette per Dialogolibri? Per lord Byron lo scrivere poesie era un ripiego alla passione patriottica.
"Per me la poesia significa moltissimo; senza di essa la vita non avrebbe un confine e una profondità. Non ritengo la poesia un artigianato per quanto ne possieda un aspetto: si devono conoscere le regole delle composizioni; però penso sia anche una sorta di magia in cui le parole che sono del tutto insensate e servono per ingannare il prossimo finalmente assumono un aspetto di verità. Mentre penso che il mondo politico e il mondo economico come tutto il mondo umano siano basati sulla retorica dell’aver ragione a tutti i costi, la poesia riconosce che l’uomo ha sempre torto davanti alla bellezza assoluta e quindi alla verità.
Byron ha un io titanico che si misura col mondo romanticamente . Io, che sono una piccolissima goccia di questo mare, non sento questa forza in me, ma nella tradizione poetica.
Sono così forse l’ultimo pazzo che crede nella magia della parola che trasmuta l’insensato vuoto della vita . Che differenza c’è tra bugia e poesia? La menzogna è una maschera con la quale diciamo ciò che vorremmo, la poesia non dice ciò che vorrebbe ma ciò che s’intuisce come vero.Oggi tutti dicono che la verità non esiste, che tutto è relativo. Così poco alla volta decostruiscono l’Io divenendo i rappresentanti di commercio del proprio interesse: fingono che l’Io non ci sia per far degli affari. Invece l’Io c’è , ma se si toglie l’aspetto estetico rimane un io pratico. La poesia è inutile nel senso migliore del termine; non serve ad agire ma ad essere. E’ dunque un fatto metafisico, e nel disperato silenzio di oggi la parola è ancora più importante della passione. Prometeo che strappò il fuoco agli dei ha strappato loro anche la parola che è il dono più grande."
Un silenzio rumoroso quello di oggi…In questo periodo di confusione nel quale le Muse spaventate si ritraggono, la parola vera del poeta ha un futuro?
"Contrariamente a Marinetti che della velocità ha fatto un mito, io vorrei inventare il ‘rallentometro’. Questa originalità a tutti i costi del moderno, andrebbe sostituita invece da un ritorno alla origini. Tutti corrono e non hanno nulla da dire..il poeta ha troppo da dire e soffoca…deve rallentare per limare…oggi la poesia è fondamentale come la pittura che ‘blocca’ tutto…Il nuovo Mito deve essere costituito dalla poesia come Parola Rallentata. La misura assoluta non è la velocità ma l’Eternità che non ha inizio né fine. Poiché a noi l’eternità è preclusa almeno permettiamoci di esser lenti. Creiamo una scuola di Lentezza. La società oggi vuole cancellare gli opposti: giovane/vecchio e veloce/lento comicamente diventano giovane/veloce. Togliere il gioco degli opposti ci fa essere degli automi mal riusciti.
La poesia deve anche insegnare l’inconciliabilità degli opposti e l’anticonformismo. Presso gli artisti americani nasce ora il mito del Post-Umano: si vuole essere solo brutti anzi orrendi. E’ una ribellione al mito della velocità questo preferir esser dei mostri.
Io invece vorrei ritornar alle meraviglie di Venere, alla sua bellezza."
Nella sua poesia mi sembra si avverta il contrasto a proposito di bellezza muliebre tra la donna in senso neo-classico come ispiratrice e la donna nella sua sensualità.
"Sì è un mistero. La traccia della divinità dell’universo è nella bellezza: c’è nella mente umana il desiderio del cosmo, cioè di un’unità. Invece nel nostro modo di vivere c’è l’opposto: frammentazione, molteplicità di linguaggi, di atteggiamenti, di maschere…io ho l’illusione che in ogni errore di stampa ci sia il mistero della seduzione femminile .. ma per non impazzire -dice ridendo- è bene anche avere un piccolo rapporto erotico...per disinnescare l’esplosivo… Quando Petrarca scriveva ‘…morte parea bella nel suo bel viso…più che neve bianca…’ riferendosi a Laura, intuisce che c’è qualcosa di sublime nella bellezza femminile. Che poi ci sia davvero è secondario, ma la morte che è la cosa più brutta si rovescia e diventa bella nel volto di lei. Nella mia miserabile poesia invece il sacro è proprio nel corpo non nell’idea, perché nel corpo della donna è l’idea, forse l’unica che non marcisce. Chi non è donna percepisce questa idea come fuori da sé e per quanto un uomo possa amare una donna non la possiederà mai perché c’è sempre qualcosa in lei che va al di là’ e ciò è poesia e va tradotto e detto allora col ritmo. La bellezza femminile è il sogno dell’unità del cosmo, per un uomo."
L’unità del cosmo dunque non è in Dio né in nessun dio dei miti.
"Il Cristianesimo e il Buddismo elevano molto lo spirito ma per me il corpo della donna è il tempio e la donna è l’incarnazione, è il dio. Spero naturalmente anche che la donna abbia bisogno di un uomo –sorride- anche se ciò non è più poesia. Ho sempre pensato che i poeti hanno inventato dio, che Mosè fosse un poeta.
Così per Mozart e Beethoven e in Dante al di là della componente religiosa si sente una potenza sacra.
Il protestante Byron aveva detto che l’amore poiché finisce è sempre una cacciata dall’Eden. Per me invece l’Eden è ovunque nasca il miracolo di una reciproca visione dell’unità, quando due esseri anche dello stesso sesso si sentono complementari, ciò è sacro.
Così i sensi non sono che le finestre sull’universo e il sacro non ha nulla a che spartire con la velocità".
La sua poesia è anche epica.
Sì ho scritto un poema epico "La Transilvania liberata" che uscirà a settembre.
L’epica nacque in me come esigenza organica quando persi mia madre che mi amava molto anche se litigavamo tanto, unico contatto con le mie origini. Lei mi cantava queste musiche della Transilvania ungherese (tolta, essa che ne era il cuore, all’Ungheria nel 1920) dove ella era nata e dove nacquero il grande poeta Endre e pure Bela Bartok, musicista.
Quando scomparve ho sentito io il dovere di cantarle -Tomaso si commuove - se pur in una lingua d’acquisto. A livello quasi sciamanico poiché nell’epica bisogna spossessarsi dell’io, ho allora scritto questi 12 canti non in modo libresco ma ascoltando i miei ricordi.
Sto traducendoli ora in ungherese ma…il problema è che non sono cattolico… e l’Ungheria deve molto al Papa! In essi l’Ungheria è vista come L’Agnus Dei, crocifissa, è un Cristo, ma c’è anche il dio Sole: la mia è terra pagana con tradizioni antecedenti l’anno mille anche orientali. Son state cancellate ma io le sento nel sangue, anche se a livello di rapporto sociale condivido ovviamente il cristianesimo.Tuttavia la bellezza è pagana . Il bello è ovunque nelle cose mentre per la tradizione ebraico-cristiana in esse vi è solo una traccia della bellezza del Dio inarrivabile.
Persino in Dante si sente questo contrasto tra teologia e arte. Ecco perché per Platone i poeti mentono e vanno cacciati: vedono il bello nelle cose mentre è solo nel mondo delle idee. Al contrario di Sofocle. La poesia è un’arte terrificante in contrasto sia con la filosofia che con la religione.
Ecco io vorrei per tornare all’inizio, che restasse di me questa capacità di non rimandare a domani l’utopia e il sogno ma di scorgerli nella realtà che anzi sono vero sogno e utopia. Bisogna saper sognare a occhi aperti che è una posizione estetizzante ma non astratta nemmeno dal bere un bicchier di vino."
I poeti sono folli come il suo adorato e citato Tasso
" C’è una follia che è ovviamente malattia. I poeti in realtà sono i medici della cultura. La follia è nella storia, nei politici. La follia dei poeti è l’immaginazione che è l’unica forma di saggezza rimasta. Ed è verità che va oltre i sensi e l’intelletto. I poeti son stravaganti nei dettagli pratici perché metton tutte le energie nell’occhio mentale che è quello che vede la verità"
L’intervista è finita : Tomaso con la sua voce simile a un’acqua sotterranea sussurrante mi ricorda con stupore e orgoglio che durante il conferimento di un premio a Parigi fu chiamato "poeta italiano".
Ci salutiamo mentre sua moglie,una donna dolcissima, che è tornata dalla spesa si scusa per il disordine.
Anna M. Simm
lunedì 7 dicembre 2009
Casa della Poesia, Palazzina Liberty, Largo Marinai d'Italia 1, Milano - ingresso libero
martedì 15 dicembre 2009 ore 21
Ezra Pound : un grande poeta europeo
a cura di Tomaso Kemeny
Si offre una rilettura dell’opera del poeta che nei suoi versi custodisce “il sublime nel senso antico”, giustamente definito da T.S.Eliot come “il miglior fabbro del parlar materno”, essendo E.P., come il trovatore Arnaldo Daniello, da Dante cantato nel Canto XXVI del Purgatorio, reinventore del linguaggio poetico attraverso procedure prosodico-orchestranti che sintetizzano il verso greco e latino, fondato sulla quantità, con quello inglese sillabico e basato sull’accento e la rima. Padre fondatore del modernismo non solo europeo, riconosciuto maestro da scrittori come Ernest Hemingway, poeti come W.B. Yeats , Williams Carlos Williams e Charles Olson, ispiratore, a volte occulto delle neo-avanguardie e di molte forme di espressione poetica anche extra-verbale e voco-visuale, Pound mirò a fondere, problematicamente, il mito (orizzontale) del nostos omerico con il ritorno (verticale) dantesco allo”…amor che muove il sole e le altre stelle”. Il tragico fallimento della sua impresa conferisce un’intensità profetica alle crisi di possibili civiltà post-umane. James Joyce lo definì “wonderworker”, “produttore di prodigi” perché nei suoi Cantos liberò l’epica dalle strutture narrative, sostituendole con immagini ristrutturabili in ideogrammi o costellazioni semantiche. Il poema è attraversato da leitmotiv come “The temple is holy/because it is not for sale” (“Il tempio è sacro/ perchè non è in vendita”) di grande potenza formativa e da tracce di un’energia spirituale incomparabile.
La lettura di passi scelti dai Cantos verrà accompagnata dall’arpa di Federica Sainaghi.
martedì 15 dicembre 2009 ore 21
Ezra Pound : un grande poeta europeo
a cura di Tomaso Kemeny
Si offre una rilettura dell’opera del poeta che nei suoi versi custodisce “il sublime nel senso antico”, giustamente definito da T.S.Eliot come “il miglior fabbro del parlar materno”, essendo E.P., come il trovatore Arnaldo Daniello, da Dante cantato nel Canto XXVI del Purgatorio, reinventore del linguaggio poetico attraverso procedure prosodico-orchestranti che sintetizzano il verso greco e latino, fondato sulla quantità, con quello inglese sillabico e basato sull’accento e la rima. Padre fondatore del modernismo non solo europeo, riconosciuto maestro da scrittori come Ernest Hemingway, poeti come W.B. Yeats , Williams Carlos Williams e Charles Olson, ispiratore, a volte occulto delle neo-avanguardie e di molte forme di espressione poetica anche extra-verbale e voco-visuale, Pound mirò a fondere, problematicamente, il mito (orizzontale) del nostos omerico con il ritorno (verticale) dantesco allo”…amor che muove il sole e le altre stelle”. Il tragico fallimento della sua impresa conferisce un’intensità profetica alle crisi di possibili civiltà post-umane. James Joyce lo definì “wonderworker”, “produttore di prodigi” perché nei suoi Cantos liberò l’epica dalle strutture narrative, sostituendole con immagini ristrutturabili in ideogrammi o costellazioni semantiche. Il poema è attraversato da leitmotiv come “The temple is holy/because it is not for sale” (“Il tempio è sacro/ perchè non è in vendita”) di grande potenza formativa e da tracce di un’energia spirituale incomparabile.
La lettura di passi scelti dai Cantos verrà accompagnata dall’arpa di Federica Sainaghi.
domenica 29 novembre 2009
Crateri di luce - 28 novembre 2009
Intervento, il 28 novembre del 2009, a Milano, al Simposio “La poesia, il sacro, il sublime”.
Tomaso Kemeny Crateri di luce
The temple is holy
because it is not for sale
Ezra Pound, Canto XCVII
Sostengo che la scrittura del sublime non sia traducibile, essendo custodita nella stesura linguistica originale. Come si evince dallo Pseudo-Longino: “Il pathos e il sublime del linguaggio per la loro lucentezza prevalgono sempre sulle figure, ne adombrano l’artificio, badano a tenerle celate”(1). Di fatti il sublime, inteso come effetto esaltante della pratica poetico-artistica e del confronto con le forze della natura e con le figure ineffabili della trascendenza mitico-religiosa, non può venire felicemente ridotto a oggetto di conoscenza rigorosa, può invece essere tenuto in massimo conto nell’elaborazione di uno o più modelli esistenziali atti a mutare la nostra vita individuale o a definire tipologie soggettive tendenti verso il sublime.
“Mea parvitas”, è venuto il momento per delineare alcune pratiche compositive che, inverandosi in configurazioni, orientano verso il sublime. Ma si può dire da dove viene il sublime? Forse nella nostra cultura nasce dalle configurazioni analogico-naturali dell’Eterno.
Si veda, per es., nell’Antico Testamento (2) quando Dio si manifesta al profeta Elia come “un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce…ma il Signore non era nel vento”; come “un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto”, come “un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco…”. Qui le configurazioni si articolano evocando per difetto il lampeggiare del Divino nel mondo. Così il sublime creaturale si manifesta come sentimento del proprio annullamento inesorabile e dolce. Di fatti, dopo l’epifania del fuoco, Elia intende “un mormorio di un vento leggero…ed ecco sentì una voce che gli diceva ?Che fai qui Elia?”(3).
La scrittura nel Testo Sacro si manifesta nella terrificante forza di una parola il cui contenuto iconico si azzera secondo l’interdetto elaborato dall’antica cultura religiosa ebraica, parola che rinvia all’inaccessibile significato dell’Essere, e trova il proprio limite esplicito nell’ineffabile diversità assoluta di Dio. Il fenomeno straordinario dell’oltrepassamento del sensibile viene invece nominato da Longino quando osserva che “agli slanci dell’osservazione e del pensiero umano l’universo intiero è insufficiente, perché anzi la nostra mente spesso eccede i limiti del creato”. (4)
Nei sistemi artistici del classicismo e dell’arte medioevale, il sublime si manifesta come vetta più alta dello stile. Qui le configurazioni riproduttive elevano gli stereotipi iconici della coscienza epocale oltre i limiti raffigurabili dall’immaginazione. Nei testi codificati come poetici, la pratica riproduttiva si intensifica per qualificazioni per eccesso e per difetto del percepibile. Il sublime così si manifesta come momento più intenso della bellezza oggettiva.
Nei Trionfi Petrarca nella sezione Trionfo della Morte raffigura il pallore mortale di Laura (estinta dalla peste) come un candore dell’incarnato eccedente il raffigurabile: “Pallida no, ma più che neve bianca”(v.166). La differenza tra il pallore immaginabile e quello ideale conferisce alla amata defunta una assoluta singolarità. Questa qualificazione per eccesso viene, nel v. 169, bilanciata da una qualificazione per difetto: “Quasi un dolce dormir ne’ suo’ belli occhi.” L’elevazione culmina nell’ultimo verso della sezione citata: “Morte bella parea nel suo nel viso”, dove la morte, qualificata come bella, risulta come travolgente metamorfosi se collegata ai vv. 31 – 34 della stessa sezione in cui la Morte allegoricamente personificata viene rappresentata come “…una donna involta in veste negra/ con un furor qual io non so se mai/al tempo dei giganti fusse a Flegra…” dove Flegra si riferisce alla località della Tessaglia dove Zeus combatté con i giganti. Il furore desolante e smisurato della Morte in “Morte bella nel suo bel viso”, svanisce come minaccia alla bellezza tesa verso l’eternità, nel viso di Laura. Il chiasmo “Morte bella…bel viso” (Ab…ba) incornicia il verso, come per riscattare l’amata dagli orrori della fenomenologia della morte effettuale.
I poeti e artisti romantici inaugurano la pratica delle configurazioni trasfiguranti, ove il sublime appare in un dettato radicalmente tragico per le molteplici scissioni che impone. Per sottolineare la difficoltà da affrontare nel conseguire l’effetto desiderato, i romantici evocano il “momento disforico dell’impedimento”. Vediamo come P. B. Shelley (5) dopo un passaggio “disforico” evochi una trionfale euforia: “The winged words in which my soul would pierce/Into the height of Love’s rare Universe,/Are the chains of lead around its flight of fire…/” (“Le parole alate in cui l’anima mia soleva elevarsi/nelle altezze dell’Universo raro dell’Amore/sono catene di piombo intorno al suo volo di fuoco…”). Di fatti dopo un primo tempo di passaggio “disforico” da “parole alate” alla metafora di secondo grado “catene di piombo”, le due trasfigurazioni del termine “parola”, dalla grazia inventiva allo svanire delle tracce dell’ispirazione creatrice nelle definitive figure verbali, producono l’ostacolo necessario per un secondo tempo in cui la metafora “flight of fire” (“volo di fuoco”) enuncia con “euforia” vertiginosa l’anima del poeta ammutolita nelle fiamme della passione che l’ha mossa. La significata scissione della materia verbale, viene contraddetta da configurazioni sonore per assonanza in “height/ fire” e per rima interlineare in posizione asimmetrica in “height/flight”. E così il materiale nelle configurazioni trasfiguranti porta la mente oltre i limiti dell’Universo visibile, là dove regna la musica, incontrastata.
Il pensiero-sentimento del sublime viene sinteticamente espresso da uno dei maggiori poeti della modernità, Ugo Foscolo: “E la fantasia del mortale…vola oltre le dighe dell’oceano, oltre le fiamme del sole; edifica regioni celesti, e vi colloca l’uomo e gli dice Tu passeggerai sovra le stelle e così lo illude, e gli fa obliare che la vita fugge affannosa, e che le tenebre eterne della morte gli si addensano intorno; e lo illude sempre con l’armonia e l’incantesimo della parola”.(6)
Chiudo, per non sottrarmi al confronto, con una mia composizione, dal titolo significativo, Alla parola:
La parola sorse
da crateri di luce
e creò un mondo sradicato
dal proprio principio, fino
alla fine dei tempi irripetibile.
Ma tu ascolta
solo la parola che scaturisce
dalle fenditure del tempo
e trapela dai circuiti del silenzio
nel medesimo fremito celando
carne e polvere.
………………………….
NOTE
1. Pseudo-Longino, Il Sublime, 17.3 (a cura di G. Lombardo, postfazione di H. Bloom), Palermo, Aesthetica editrice, 1987, p. 48.
2. Cf. 1 Re, 19, 11 – 12
3. ibid., 19,13
4. Pseudo-Longino, cit., 35.3, p. 60
5. P. B. Shelley, Epipsychidion, vv. 588 – 590
6. U. Foscolo, Opere, Tomo III, a cura di F. Gavazzeni, Milano, Classici Ricciardi-Mondadori. 1996, p. 1288.
Tomaso Kemeny Crateri di luce
The temple is holy
because it is not for sale
Ezra Pound, Canto XCVII
Sostengo che la scrittura del sublime non sia traducibile, essendo custodita nella stesura linguistica originale. Come si evince dallo Pseudo-Longino: “Il pathos e il sublime del linguaggio per la loro lucentezza prevalgono sempre sulle figure, ne adombrano l’artificio, badano a tenerle celate”(1). Di fatti il sublime, inteso come effetto esaltante della pratica poetico-artistica e del confronto con le forze della natura e con le figure ineffabili della trascendenza mitico-religiosa, non può venire felicemente ridotto a oggetto di conoscenza rigorosa, può invece essere tenuto in massimo conto nell’elaborazione di uno o più modelli esistenziali atti a mutare la nostra vita individuale o a definire tipologie soggettive tendenti verso il sublime.
“Mea parvitas”, è venuto il momento per delineare alcune pratiche compositive che, inverandosi in configurazioni, orientano verso il sublime. Ma si può dire da dove viene il sublime? Forse nella nostra cultura nasce dalle configurazioni analogico-naturali dell’Eterno.
Si veda, per es., nell’Antico Testamento (2) quando Dio si manifesta al profeta Elia come “un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce…ma il Signore non era nel vento”; come “un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto”, come “un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco…”. Qui le configurazioni si articolano evocando per difetto il lampeggiare del Divino nel mondo. Così il sublime creaturale si manifesta come sentimento del proprio annullamento inesorabile e dolce. Di fatti, dopo l’epifania del fuoco, Elia intende “un mormorio di un vento leggero…ed ecco sentì una voce che gli diceva ?Che fai qui Elia?”(3).
La scrittura nel Testo Sacro si manifesta nella terrificante forza di una parola il cui contenuto iconico si azzera secondo l’interdetto elaborato dall’antica cultura religiosa ebraica, parola che rinvia all’inaccessibile significato dell’Essere, e trova il proprio limite esplicito nell’ineffabile diversità assoluta di Dio. Il fenomeno straordinario dell’oltrepassamento del sensibile viene invece nominato da Longino quando osserva che “agli slanci dell’osservazione e del pensiero umano l’universo intiero è insufficiente, perché anzi la nostra mente spesso eccede i limiti del creato”. (4)
Nei sistemi artistici del classicismo e dell’arte medioevale, il sublime si manifesta come vetta più alta dello stile. Qui le configurazioni riproduttive elevano gli stereotipi iconici della coscienza epocale oltre i limiti raffigurabili dall’immaginazione. Nei testi codificati come poetici, la pratica riproduttiva si intensifica per qualificazioni per eccesso e per difetto del percepibile. Il sublime così si manifesta come momento più intenso della bellezza oggettiva.
Nei Trionfi Petrarca nella sezione Trionfo della Morte raffigura il pallore mortale di Laura (estinta dalla peste) come un candore dell’incarnato eccedente il raffigurabile: “Pallida no, ma più che neve bianca”(v.166). La differenza tra il pallore immaginabile e quello ideale conferisce alla amata defunta una assoluta singolarità. Questa qualificazione per eccesso viene, nel v. 169, bilanciata da una qualificazione per difetto: “Quasi un dolce dormir ne’ suo’ belli occhi.” L’elevazione culmina nell’ultimo verso della sezione citata: “Morte bella parea nel suo nel viso”, dove la morte, qualificata come bella, risulta come travolgente metamorfosi se collegata ai vv. 31 – 34 della stessa sezione in cui la Morte allegoricamente personificata viene rappresentata come “…una donna involta in veste negra/ con un furor qual io non so se mai/al tempo dei giganti fusse a Flegra…” dove Flegra si riferisce alla località della Tessaglia dove Zeus combatté con i giganti. Il furore desolante e smisurato della Morte in “Morte bella nel suo bel viso”, svanisce come minaccia alla bellezza tesa verso l’eternità, nel viso di Laura. Il chiasmo “Morte bella…bel viso” (Ab…ba) incornicia il verso, come per riscattare l’amata dagli orrori della fenomenologia della morte effettuale.
I poeti e artisti romantici inaugurano la pratica delle configurazioni trasfiguranti, ove il sublime appare in un dettato radicalmente tragico per le molteplici scissioni che impone. Per sottolineare la difficoltà da affrontare nel conseguire l’effetto desiderato, i romantici evocano il “momento disforico dell’impedimento”. Vediamo come P. B. Shelley (5) dopo un passaggio “disforico” evochi una trionfale euforia: “The winged words in which my soul would pierce/Into the height of Love’s rare Universe,/Are the chains of lead around its flight of fire…/” (“Le parole alate in cui l’anima mia soleva elevarsi/nelle altezze dell’Universo raro dell’Amore/sono catene di piombo intorno al suo volo di fuoco…”). Di fatti dopo un primo tempo di passaggio “disforico” da “parole alate” alla metafora di secondo grado “catene di piombo”, le due trasfigurazioni del termine “parola”, dalla grazia inventiva allo svanire delle tracce dell’ispirazione creatrice nelle definitive figure verbali, producono l’ostacolo necessario per un secondo tempo in cui la metafora “flight of fire” (“volo di fuoco”) enuncia con “euforia” vertiginosa l’anima del poeta ammutolita nelle fiamme della passione che l’ha mossa. La significata scissione della materia verbale, viene contraddetta da configurazioni sonore per assonanza in “height/ fire” e per rima interlineare in posizione asimmetrica in “height/flight”. E così il materiale nelle configurazioni trasfiguranti porta la mente oltre i limiti dell’Universo visibile, là dove regna la musica, incontrastata.
Il pensiero-sentimento del sublime viene sinteticamente espresso da uno dei maggiori poeti della modernità, Ugo Foscolo: “E la fantasia del mortale…vola oltre le dighe dell’oceano, oltre le fiamme del sole; edifica regioni celesti, e vi colloca l’uomo e gli dice Tu passeggerai sovra le stelle e così lo illude, e gli fa obliare che la vita fugge affannosa, e che le tenebre eterne della morte gli si addensano intorno; e lo illude sempre con l’armonia e l’incantesimo della parola”.(6)
Chiudo, per non sottrarmi al confronto, con una mia composizione, dal titolo significativo, Alla parola:
La parola sorse
da crateri di luce
e creò un mondo sradicato
dal proprio principio, fino
alla fine dei tempi irripetibile.
Ma tu ascolta
solo la parola che scaturisce
dalle fenditure del tempo
e trapela dai circuiti del silenzio
nel medesimo fremito celando
carne e polvere.
………………………….
NOTE
1. Pseudo-Longino, Il Sublime, 17.3 (a cura di G. Lombardo, postfazione di H. Bloom), Palermo, Aesthetica editrice, 1987, p. 48.
2. Cf. 1 Re, 19, 11 – 12
3. ibid., 19,13
4. Pseudo-Longino, cit., 35.3, p. 60
5. P. B. Shelley, Epipsychidion, vv. 588 – 590
6. U. Foscolo, Opere, Tomo III, a cura di F. Gavazzeni, Milano, Classici Ricciardi-Mondadori. 1996, p. 1288.

Da La parola innamorata. I poeti nuovi 1976 -1978 (a cura di Giancarlo Pontiggia e Enzo Di Mauro, Milano, Feltrinelli, 1978) :
La curva dell’avvoltoio
è cruda sulla mappa della notte:
l’energia si assapora nell’andarivieni
tra bagliori;
senza rabbrividire
gli occhi non vengono percorsi
dalle frontiere gelatinose delle ulcere
e dei morsi;
conosci l’arte
di morire nel retto di una rosa?
…
Non sempre il sangue ha colore feroce
quando l’ago entra nella cicatrice
cancellando la pioggia
e lo squarcio nel mare in marcia.
Nel petto slacciato sugli occhi alla
terminazione delle
stelle, l’incisione divora le rughe.
All’incrociarsi delle ossa sulla
superficie in fuga si
sgroviglia di pietra e di pula nel
vuoto sotto la penultima riga.
lunedì 23 novembre 2009

Centro Suolo, via G. B. Morgagni 35, Milano, inaugurato il 1° febbraio 1969
Il Centro “per la ricerca e la diffusione della poesia avanzata” visse tre anni per volontà di Ugo Carrega, Tomaso Kemeny, Raffaele Perrotta, Antonio Agriesti, Alfonso Galasso, Giustino Gasbarri e Michele Marangoni. Tra le altre azioni vi è stato organizzato un “Omaggio a Ezra Pound”(30 ottobre - 10 novembre 1969) in ricorrenza dell’84mo compleanno (esposizione opere, con la collaborazione di Vanni Scheiwiller, iconografie, audizione Cantos letti da E.P., proiezione di documentari). In un momento in cui occuparsi di poesia veniva percepito come attività patetica, simile alla raccolta di cartoline obsolete, il Centro, in sintonia con centri similari a Brescia (Centro “la comune”), Firenze (Centro “téchne”), Roma (Centro “uscita”), New York (“Place for something else”), Parigi (“agentzia”), si sforzò a diffondere una cultura “nuova, anzi antica” in prospettiva della poesia. Si ricorda una serie di 6 slogan:
Il Centro “per la ricerca e la diffusione della poesia avanzata” visse tre anni per volontà di Ugo Carrega, Tomaso Kemeny, Raffaele Perrotta, Antonio Agriesti, Alfonso Galasso, Giustino Gasbarri e Michele Marangoni. Tra le altre azioni vi è stato organizzato un “Omaggio a Ezra Pound”(30 ottobre - 10 novembre 1969) in ricorrenza dell’84mo compleanno (esposizione opere, con la collaborazione di Vanni Scheiwiller, iconografie, audizione Cantos letti da E.P., proiezione di documentari). In un momento in cui occuparsi di poesia veniva percepito come attività patetica, simile alla raccolta di cartoline obsolete, il Centro, in sintonia con centri similari a Brescia (Centro “la comune”), Firenze (Centro “téchne”), Roma (Centro “uscita”), New York (“Place for something else”), Parigi (“agentzia”), si sforzò a diffondere una cultura “nuova, anzi antica” in prospettiva della poesia. Si ricorda una serie di 6 slogan:
a noi interessa che qui al nostro centro si parli e che si possa parlare liberamente di poesia;
a noi interessa stimolare l’interesse verso la poesia;
a noi interessa che i problemi della realtà vengano fuori dalla poesia;
a noi interessa stimolare alla lettura, alla visione, alla audizione, alla creazione di poesia;
a noi interessa allargare l’idea stessa di poesia;
a noi interessa fare sapere che la poesia non è morta.
a noi interessa stimolare l’interesse verso la poesia;
a noi interessa che i problemi della realtà vengano fuori dalla poesia;
a noi interessa stimolare alla lettura, alla visione, alla audizione, alla creazione di poesia;
a noi interessa allargare l’idea stessa di poesia;
a noi interessa fare sapere che la poesia non è morta.
Qui si pensava che l’editoria autogestita (clandestina) fosse l’unica forma di circolazione libera ed autentica. Ugo Carrega da tempo gestiva le edizioni tool, edizioni per la diffusione della poesia simbiotica, visuale e avanzata; mentre dal febbraio del 1969 si ebbero le edizioni periplo per iniziativa di Raffale Perrotta. Qui il 1° maggio del 1970 si dedicò una serata alla Fame nel Mondo; nell’occasione i magnifici 7 del Centro Suolo si sedettero a una tavola pantagruelescamente imbandita, e divorarono 20 portate succulente, innaffiate con vini selezionati, lasciando a digiuno e a gola secca il pubblico convenuto per significare l’ipocrisia criminale celata dietro istituzioni tardo colonialiste. La delicata provocazione fu dedicata a 20 tipi di ipocriti “agli ipocriti fatali, agli ipocriti da torchio, agli ipocriti babbei, agli ipocriti indefessi, agli ipocriti bolscevichi, agli ipocriti borghesi, agli ipocriti papisti e riformati, agli ipocriti da rebus, agli ipocriti epatici, agli ipocriti da panico, agli ipocriti padronali, agli ipocriti talmudici, agli ipocriti eroici, agli ipocriti aulici, agli ipocriti esemplari, agli ipocriti predestinati, agli ipocriti da Conclave, agli ipocriti volgari, agli ipocriti predoni, nonché agli ipocriti da Festival dei Popoli”.
…
Da Suspense extensive o intensive (il periplo, Milano, 1969):
“Il mare davanti a me, perché dirlo?
La spuma passa sui ciottoli che germogliano
nel vento. So che ostento
l’aria di chi viene da lontano
o che torna dove nessuno lo ricorda.
Non ho un dialetto da spartire con te, amico,
solo questa bottiglia di birra e allora dico che questo mare
-il vapore dell’alba lo inzucchera-
è la pianura col vento che fischia nei comignoli
negati dal beccheggio di quella nave,
ma le onde riflettono
la chimera d’oro nei campi di grano.
Ho paura di morire come questo ratto schiacciato
da un autotreno, come questo uccello
senza nome che cercava la primavera,
perché solo la velocità sembra che conti,
la mia lingua,
la mia origine, tutto ciò non ha un significato.
-C’è rimasto così tanto da amare,
il fuoco scoppietta e fascia il profumo dei pini nevosi.
Col dizionario internazionale in tasca, dico
in tutte queste lingue indoeuropee
i ciottoli e le conchiglie,
vicine tempeste di neve mi coprono la fronte.
Su una roccia boccheggia un pesce,
nella mia testa urta contro le strette
pareti dell’acquario,
le scaglie del mare mi abbagliano dietro gli
occhiali da sole,
da mille anni boccheggia e non riesce a morire.”
Da Suspense extensive o intensive (il periplo, Milano, 1969):
“Il mare davanti a me, perché dirlo?
La spuma passa sui ciottoli che germogliano
nel vento. So che ostento
l’aria di chi viene da lontano
o che torna dove nessuno lo ricorda.
Non ho un dialetto da spartire con te, amico,
solo questa bottiglia di birra e allora dico che questo mare
-il vapore dell’alba lo inzucchera-
è la pianura col vento che fischia nei comignoli
negati dal beccheggio di quella nave,
ma le onde riflettono
la chimera d’oro nei campi di grano.
Ho paura di morire come questo ratto schiacciato
da un autotreno, come questo uccello
senza nome che cercava la primavera,
perché solo la velocità sembra che conti,
la mia lingua,
la mia origine, tutto ciò non ha un significato.
-C’è rimasto così tanto da amare,
il fuoco scoppietta e fascia il profumo dei pini nevosi.
Col dizionario internazionale in tasca, dico
in tutte queste lingue indoeuropee
i ciottoli e le conchiglie,
vicine tempeste di neve mi coprono la fronte.
Su una roccia boccheggia un pesce,
nella mia testa urta contro le strette
pareti dell’acquario,
le scaglie del mare mi abbagliano dietro gli
occhiali da sole,
da mille anni boccheggia e non riesce a morire.”
…
Quando (composto alla morte di André Breton, il 28, IX, 1966, edizioni tool, Milano, 1970):
Versi scritti alla morte di André Breton
…scavando nel marmo
alcune sillabe e i loro faz
zoletti d’oltretomba per latrare
che è tutto finito ma siccome
mento ne vedremo ancora delle belle
indosso il tuo segreto sbocciato
nell’eden senza divieti della scrit
PAROLE INCAUTE REGISTRATE NEL VERBALE
tura automatica (si distenebra
il tuo nome in decomposizione
nel vortice delle continue meta
morfosi) ti si attorciglia al collo
come cravatta funebre
maldestro
pirata
e tu sventoli ancora il seme
surreale in tutti i suoi arco
baleni
principe paria rovina
to a rate
le radici delle tue
vene s’inargentano nella favola
inarrestabile delle generazioni
rincasano dalla polvere le tuemani bionde nella carezza della
magia totale
…………………………………………………………………………………………….
nelle foglie sicure da ogni fischio nessuno vuole più essere (diventare) un Autore
si pubblica per cercare nella scintilla l’uomo e la donna che si incontrino nell’eden
gli occhi incendiati dall’estate
nella nostra bocca il mistero si caria
ricopro il mio corpo di erba e di spinaci
e dal pus si leva il geranio che corroderà le bandiere
colorate
alzandole nel nero
del rischio inutile
(l’uso delle parentesi permetterà forse di mitigare lo slancio fiducioso verso le affermazioni più euforiche)
io sono il vegetale delirante che addita l’Abitudine come il figlio degenere della Responsabilità
mai abbastanza crocifissa nella fraction collective du langage
ogni atto
costerà più caro della vita
ogni attimo
ha come posta l’esistenza intera
……………………………………………………………………………………………
e avere come radice la voglia di cambiare la nostra vita da oggi stesso
cambiare questa pallina di moccio
e non volere cambiare ORA
significa essere nella cerchia delle burocrazie necrofile
“Chi cancellerà le caricature perverse dei rivoluzionari bestiali?”
(produttori di poesie su scatole di fiammiferi e su conserve di pelati
sorbiranno i nostri cervelli con cannucce
e noi in cambio nasconderemo le nostre vecchie abitudini criminali)
quasi meglio essere dei
vermissaux rampants sur la terre
(dei Swedenborgh
dei William Blake)
L’ALDIQUA esige il rito dell’esplosione totale:
il nostro corpo è il nostro castello
……………………………………………………………………………………………
unica misura la terra che ci contiene
sulle palme pesanti croci di mosch
ee e fumosi vichinghi là l’Oceano è p
uro come la mano di André come farò a
dimenticare il suono della sua voce co
me farò a parlargli quando vorrò (?) le
domande sono giuochi di spade che tag
liano la gola all’eroe/antieroe che v
orrebbe uscire dalla conchiglia per e
ntrare nella storia sui tavolini dei bar
battono i denti i bicchieri di rum ra
bbrividisce l’oppio antico nei piatti s
i fa luce e dallo specchio scendono g
iovani senza denaro vorranno da me la
mia bocca la mia voce perché io dica
per tutti che è finita la macabra sto
ria degli usurpati dell’eden mi dico
no che è venuta la loro ora di cherubi
ni il fuoco fiorisce tra le mie dita
il gelo chiama nelle mie vene la grande
estate amorosa ronzano sotto la sfera
di cristallo delle biblioteche i moto
ri allegri delle primavere
……………………………………………………………………………………………
Il foglio (secco come un indù) bianco
è la finestra aperta sulla rugiada
della mia immaginazione:
le parole ‘dentro’ muoiono
e vivo nelle cose.
Il mio pensiero
è Acqua
è la corrente trasparente del silenzio,
la mandorla spianata che si sprigiona
dal suo involucro naturale e
si traspone in forme simultanee
per volatilizzarsi nella concretezza.
……………………………………………………………………………………………
la turgidezza del sesso occidentale decresce in una fontana di sperma grafico
non basta una fontana in ristampa per annoverarsi fra i grandi seduttori della storia
corrono le piccole formiche a versare il proprio sangue nella vasca comune
i pesci rifiutano di flirtare con le cloache
gli uccelli negano il proprio volo alle pattumiere sfondate
i cappelli a visiera affondati sulla fronte
gli ultimi proletari comprano bigliettini da visita
per impostare il proprio saluto ai supermarket
con un braccio liberai la scrivania dai libri. mi stesi nudo sul patibolo. il boia era in vacanza e così potei aspettare che la rugiada deponesse la sua tovaglia di campanule e di api sulla pianura. un serpente solare affondò la coda nelle acque inquiete
……………………………………………………………………………………………
quando avrà un nome l’arresto del vortice
prodigioso
quando avrà sangue il mare d’argento
quando la morte saprà chi ha portato via nelle
sue ceste incestuose
allora nudo come un albero correrò nel vento
per sapere dove porta la via inesistente
per rispondere alla sfinge il nonsenso dell’esistenza
per tacere ai piccoli confessori di miserie
il mio contegno di erede di fallimenti
(ho scagliato nella forra la mia corona di ferro
e prigioniero di un orizzonte infernale
so che la mia vita è la più breve)
quando il colore dei tuoi occhi sarà il nulla
quando le grandi speranze saranno imbalsamate come i cammelli
quando il rumore dei tuoi passi
romperà l’esilio dell’uccello di fuoco
quando sulle strade il tuo nome sarà la vittoria
allora potrò venire anch’io con la mia
vanità di ripetente
l’aldiqua sarà una rosa disserrata a festa
e non ci sarà bisogno di ricordi per sentirci eterni
la conchiglia misteriosa da sempre cercata
avrà per lo sguardo indiscreto dell’uomo
la sua perla in metamorfosi perpetua
quando le parole avranno un’eco nei cuori
quando la neve sarà un bosco in fiore
quando
quando gli occhi delle ragazze
porteranno in vasi di porcellana i loro fragili
fianchi
quando i bambini mentiranno per uccidere dio
quando i ciechi sentiranno cantare il buio
quando la proprietà privata sarà un’orrida leggenda
quando il marchese Sade verrà a piantare
la sua bandiera sulle prigioni
quando Aragon avrà tinto di nero la sua bandiera
rossa
quando Bunuel filmerà il s. padre crocifisso
al banco della simonia celeste
quando Max Ernst dipingerà per tutti le sue
visioni dettati dall’estasi
quando Eluard avrà finalmente ragione
quando Tzara non dovrà più mendicare aggressioni
quando Tanguy Peret Crevel Char Jacques V. Picabia
e gli altri ragazzi
firmeranno il manifesto della rivoluzione indolore
quando la canaglia che fa professione rivoluzionaria saprà salutare la bellezza
facendo predominare il principio del piacere sul principio della realtà
quando non ci sarà più bisogno di rimpiangere André
…scavando nel marmo
alcune sillabe e i loro faz
zoletti d’oltretomba per latrare
che è tutto finito ma siccome
mento ne vedremo ancora delle belle
indosso il tuo segreto sbocciato
nell’eden senza divieti della scrit
PAROLE INCAUTE REGISTRATE NEL VERBALE
tura automatica (si distenebra
il tuo nome in decomposizione
nel vortice delle continue meta
morfosi) ti si attorciglia al collo
come cravatta funebre
maldestro
pirata
e tu sventoli ancora il seme
surreale in tutti i suoi arco
baleni
principe paria rovina
to a rate
le radici delle tue
vene s’inargentano nella favola
inarrestabile delle generazioni
rincasano dalla polvere le tuemani bionde nella carezza della
magia totale
…………………………………………………………………………………………….
nelle foglie sicure da ogni fischio nessuno vuole più essere (diventare) un Autore
si pubblica per cercare nella scintilla l’uomo e la donna che si incontrino nell’eden
gli occhi incendiati dall’estate
nella nostra bocca il mistero si caria
ricopro il mio corpo di erba e di spinaci
e dal pus si leva il geranio che corroderà le bandiere
colorate
alzandole nel nero
del rischio inutile
(l’uso delle parentesi permetterà forse di mitigare lo slancio fiducioso verso le affermazioni più euforiche)
io sono il vegetale delirante che addita l’Abitudine come il figlio degenere della Responsabilità
mai abbastanza crocifissa nella fraction collective du langage
ogni atto
costerà più caro della vita
ogni attimo
ha come posta l’esistenza intera
……………………………………………………………………………………………
e avere come radice la voglia di cambiare la nostra vita da oggi stesso
cambiare questa pallina di moccio
e non volere cambiare ORA
significa essere nella cerchia delle burocrazie necrofile
“Chi cancellerà le caricature perverse dei rivoluzionari bestiali?”
(produttori di poesie su scatole di fiammiferi e su conserve di pelati
sorbiranno i nostri cervelli con cannucce
e noi in cambio nasconderemo le nostre vecchie abitudini criminali)
quasi meglio essere dei
vermissaux rampants sur la terre
(dei Swedenborgh
dei William Blake)
L’ALDIQUA esige il rito dell’esplosione totale:
il nostro corpo è il nostro castello
……………………………………………………………………………………………
unica misura la terra che ci contiene
sulle palme pesanti croci di mosch
ee e fumosi vichinghi là l’Oceano è p
uro come la mano di André come farò a
dimenticare il suono della sua voce co
me farò a parlargli quando vorrò (?) le
domande sono giuochi di spade che tag
liano la gola all’eroe/antieroe che v
orrebbe uscire dalla conchiglia per e
ntrare nella storia sui tavolini dei bar
battono i denti i bicchieri di rum ra
bbrividisce l’oppio antico nei piatti s
i fa luce e dallo specchio scendono g
iovani senza denaro vorranno da me la
mia bocca la mia voce perché io dica
per tutti che è finita la macabra sto
ria degli usurpati dell’eden mi dico
no che è venuta la loro ora di cherubi
ni il fuoco fiorisce tra le mie dita
il gelo chiama nelle mie vene la grande
estate amorosa ronzano sotto la sfera
di cristallo delle biblioteche i moto
ri allegri delle primavere
……………………………………………………………………………………………
Il foglio (secco come un indù) bianco
è la finestra aperta sulla rugiada
della mia immaginazione:
le parole ‘dentro’ muoiono
e vivo nelle cose.
Il mio pensiero
è Acqua
è la corrente trasparente del silenzio,
la mandorla spianata che si sprigiona
dal suo involucro naturale e
si traspone in forme simultanee
per volatilizzarsi nella concretezza.
……………………………………………………………………………………………
la turgidezza del sesso occidentale decresce in una fontana di sperma grafico
non basta una fontana in ristampa per annoverarsi fra i grandi seduttori della storia
corrono le piccole formiche a versare il proprio sangue nella vasca comune
i pesci rifiutano di flirtare con le cloache
gli uccelli negano il proprio volo alle pattumiere sfondate
i cappelli a visiera affondati sulla fronte
gli ultimi proletari comprano bigliettini da visita
per impostare il proprio saluto ai supermarket
con un braccio liberai la scrivania dai libri. mi stesi nudo sul patibolo. il boia era in vacanza e così potei aspettare che la rugiada deponesse la sua tovaglia di campanule e di api sulla pianura. un serpente solare affondò la coda nelle acque inquiete
……………………………………………………………………………………………
quando avrà un nome l’arresto del vortice
prodigioso
quando avrà sangue il mare d’argento
quando la morte saprà chi ha portato via nelle
sue ceste incestuose
allora nudo come un albero correrò nel vento
per sapere dove porta la via inesistente
per rispondere alla sfinge il nonsenso dell’esistenza
per tacere ai piccoli confessori di miserie
il mio contegno di erede di fallimenti
(ho scagliato nella forra la mia corona di ferro
e prigioniero di un orizzonte infernale
so che la mia vita è la più breve)
quando il colore dei tuoi occhi sarà il nulla
quando le grandi speranze saranno imbalsamate come i cammelli
quando il rumore dei tuoi passi
romperà l’esilio dell’uccello di fuoco
quando sulle strade il tuo nome sarà la vittoria
allora potrò venire anch’io con la mia
vanità di ripetente
l’aldiqua sarà una rosa disserrata a festa
e non ci sarà bisogno di ricordi per sentirci eterni
la conchiglia misteriosa da sempre cercata
avrà per lo sguardo indiscreto dell’uomo
la sua perla in metamorfosi perpetua
quando le parole avranno un’eco nei cuori
quando la neve sarà un bosco in fiore
quando
quando gli occhi delle ragazze
porteranno in vasi di porcellana i loro fragili
fianchi
quando i bambini mentiranno per uccidere dio
quando i ciechi sentiranno cantare il buio
quando la proprietà privata sarà un’orrida leggenda
quando il marchese Sade verrà a piantare
la sua bandiera sulle prigioni
quando Aragon avrà tinto di nero la sua bandiera
rossa
quando Bunuel filmerà il s. padre crocifisso
al banco della simonia celeste
quando Max Ernst dipingerà per tutti le sue
visioni dettati dall’estasi
quando Eluard avrà finalmente ragione
quando Tzara non dovrà più mendicare aggressioni
quando Tanguy Peret Crevel Char Jacques V. Picabia
e gli altri ragazzi
firmeranno il manifesto della rivoluzione indolore
quando la canaglia che fa professione rivoluzionaria saprà salutare la bellezza
facendo predominare il principio del piacere sul principio della realtà
quando non ci sarà più bisogno di rimpiangere André
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